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Vasari e il primato degli artisti toscani

Il Primato dei Toscani nelle Vite del Vasari, catalogo della mostra a cura di PAOLA REFICE, Arezzo, Basilica Inferiore di San Francesco, 3 settembre 2011 – 9 gennaio 2012, Firenze 2011 (Edifir), 470 pagine, € 32,00.

Indice

Presentazioni di Giancarlo Galan, Maddalena Ragni e Agostino Bureca (pp. 9-14)

Antonio Paolucci, Introduzione (pp. 15-18)

Saggi:
Agostino Bureca, Giorgio Vasari … pittore di penna e scrittore di pennello (pp. 19-28)
Michele Campisi, Il Primato è dell’Architettura (pp. 29-57)
Lia Brunori, “Viver sempre”: ritratti di artisti toscani nelle Vite del Vasari fra memoria e realtà (pp. 59-72)
Paola Refice, Firenze, 1250. Vasari e gli artefici del riscatto delle arti (pp. 73-78)
Mario Scalini, Vasari e i maestri della prospettiva (pp. 79-102)
Antonio Natali, «il moto et il fiato». Leonardo e la nascita della “maniera moderna”, secondo Vasari (pp. 103-111)
Maddalena Spagnolo, Vasari allievo e critico di Andrea del Sarto (pp. 113-130)
Alessandra Giannotti, La leggiadra maniera del Rosso pittore fiorentino (pp. 131-146)
Irene Baldriga, Michelangelo,ovvero della perfezione (il genio) (pp. 147-164)
Rossella Cavigli, Vasari e l‘eccellenza del fare (pp. 165-192)

Le tecniche:
Rachele Cardaropoli, «Degli schizzi, disegni, cartoni et ordine di prospettive e per quel che si fanno, et a quello che i pittori se ne servono» (pp. 193-196)
Silvano Lazzeri, Di stucchi e di pitture (pp. 197-200)

Opere in mostra
Parte prima (pp. 201-275)
Parte seconda (pp. 277-373)
Parte terza (pp. 375-429)

Bibliografia (pp. 431-470).

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Libri allo specchio (mostra)

MOSTRA: Libri allo specchio. Edizioni facsimilari alla Biblioteca Estense, Modena, Biblioteca Estense Universitaria (Largo Sant’Agostino 337; telefono: 059-222248), 24 settembre – 19 novembre 2011.

In concomitanza con il convegno Libri allo specchio. Riflessioni sull’editoria facsimilare oggi, tenutosi presso la Biblioteca Estense Universitaria di Modena (sabato 24 settembre 2011),  e riprendendo una mostra realizzata nell’estate del 2010, la biblioteca modenese propone l’esposizione di un elevato numero di facsimili relativi a codici conservati in biblioteche italiane ed estere, consentendo, nel caso dell’Estense, di apprezzare la fedeltà agli originali, proposti a fianco della riproduzione.

Mostra a cura di Paola Di Pietro, Teresa Guerriero e Cristina Magrone.

Fonte: MiBAC

Lucca e l’Europa (catalogo)

CATALOGO: Lucca e l’Europa . Un’idea di Medioevo (V-XI secolo), catalogo della mostra a cura di Clara Baracchini, Carlo Bertelli, Antonino Caleca, Marco Collareta, Gigetta Dalli Regoli e Maria Teresa Filieri,  Lucca, Fondazione Ragghianti, 25 settembre 2010 – 9 gennaio 2011, Lucca 2010 (Edizioni Fondazione Ragghianti Studi sull’Arte), 260 pagine, illustrazioni in bianco e nero e a colori.

Il Medioevo è stato una presenza costante nel pensiero storico e critico di Carlo Ludovico Ragghianti. La mostra qui presentata dedicata a quel periodo offre l’opportunità di ricordare il grande studioso affrontando alcune delle tematiche che più gli stettero a cuore. L’esposizione illustra un percorso lungo circa sei secoli e lo fa muovendosi per approfondimenti tematici, fedele all’insegnamento di Ragghianti.

Parte essenziale del ragionamento sviluppato è il fondamentale rapporto dialettico che esiste tra naturalismo ed astrazione. Intorno all’esempio ben noto dell’arte monetale e della progressiva stilizzazione dei suoi modelli naturalistici, vengono raccolti alcuni esemplari della scultura tardoantica in avorio e della coeva oreficeria, con l’intento di illustrare al meglio le convergenze e le divergenze che caratterizzano i passaggi dalla crisi dell’Impero romano fino alla civiltà carolingia.

Una selezione accurata dei manufatti permette di accostare reperti celeberrimi, come la lamina di Agilulfo del Museo del Bargello o il ms. 490 della Biblioteca Capitolare di Lucca, a manufatti meno noti ma non per questo meno significativi, come i dittici consolari e le fibule di produzione barbarica. Il percorso arriva fino agli albori dell’XI secolo, estendendosi anche a classi di materiali di più raro accesso, come le stoffe di produzione orientale.

Indice

Premessa (pp. 11-13)
Il paradigma monetale (pp. 15-36)
Gli avori e la continuità con l’arte classica (pp. 37-48)
Le oreficerie e l’avvento dell’arte astratta (pp. 49-78)
Il mondo del libro (pp. 79-86)
Scultura altomedievale in pietra e decoro monumentale (pp. 87-108)
Reliquie e reliquiari (pp. 109-118)
La sintesi carolingia (pp. 119-128)
Scrittura, pittura, intaglio (pp. 129-154)
Dai tessuti alla scultura monumetale (pp. 155-188)
Esempi d’Oltremare (pp. 189-206)
Verso l’età comunale (pp. 207-226)
Fortuna visiva dell’arte medievale lucchese (pp. 227-229)
Bibliografia generale (pp. 231-253).

I manoscritti miniati presi in esame nel catalogo sono i seguenti:
Miscellanea (Lucca, Biblioteca Capitolare Feliniana, ms. 490), pp. 81-84, cat. 44 (scheda di Gaia Elisabetta Unfer Verre)
Evangeliario (Perugia, Biblioteca Capitolare, ms. 2), pp. 85-86, cat. 45 (scheda di Antonino Caleca)
Evangeliario (Lucca, Biblioteca Capitolare Feliniana, ms. 8), pp. 131-132, cat. 64 (scheda di Gaia Elisabetta Unfer Verre)
– Ionas Bobiensis, Vita Colombani (Torino, Biblioteca Nazionale Universitaria, ms. F.IV.12), pp. 133-134, cat. 65 (scheda di Laura Torricini)
Evangeliario (Torino, Biblioteca Nazionale Universitaria,ms. O.IV.20), pp. 135-136, cat. 66 (scheda di Laura Torricini)
Omeliario (Montecassino, Archivio dell’Abbazia, ms. 109), pp. 137-138, cat. 67 (scheda di Gaia Elisabetta Unfer Verre)
Miscellanea (Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana (ms. Amiantinus 3), pp. 139-140, cat. 68 (scheda di Laura Torricini)
– Rabano Mauro, De laudibus Sanctae Crucis (Lucca, Biblioteca Statale, ms. 370, cc. 102-121), pp. 141-145, cat. 69 (scheda di Gaia Elisabetta Unfer Verre)
– Brochardus Wormatiensis, Collectio Canonum (Lucca, Biblioteca Capitolare Feliniana, ms.124), pp. 211-214, cat. 98 (scheda di Chiara Balbarini)
– Brochardus Wormatiensis, Collectio Canonum (Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana (ms. Plut. 16.21), pp. 215-216, cat. 99 (scheda di Laura Torricini).

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Antiche Madonne d’Abruzzo a Trento

MOSTRA: Antiche Madonne d‘Abruzzo. Dipinti e sculture medievali dal Castello de L’Aquila, Castello del Buonconsiglio (Via Bernardo Clesio, 5 38122 Trento, tel. ++39 0461233770), 4 dicembre 2010 – 1 maggio 2011.

In esposizione al Castello del Buonconsiglio di Trento una ventina di opere fra dipinti su tavola e sculture lignee, databili tra la fine del XII e gli esordi del XIV secolo, in gran parte salvate dai vigili del fuoco dal Museo Nazionale d’Abruzzo dopo il terremoto dell’aprile 2009, come documenta il filmato Arte salvata. Sono inoltre proposte due sculture concesse in prestito dalla diocesi di Teramo: la straordinaria Madonna di Castelli e la Madonna della Cattedrale di Teramo, al pari delle altre elaborate dagli abili intagliatori e pittori che hanno operato stabilmente o transitato in Abruzzo nel corso del Medioevo.

Tra i dipinti spiccano la Madonna de Ambro e la Madonna di Sivignano, tra le sculture la Madonna di Lettopalena (CH), databile alla fine del XII secolo. Questi capolavori ben rivelano come l’Abruzzo sia stato un crocevia di culture e un centro di elaborazione di spinte culturali aggiornate, grazie ai frequenti contatti con i territori d’oltralpe e l’Oriente bizantino, sulle rotte dei pellegrini e dei commerci lungo la Via degli Abruzzi e per le vie del mare.

La Madonna delle Concanelle da Bugnara e i simulacri provenienti da chiese di Scoppito e Collettara, nei pressi dell’Aquila, ascrivibili al Duecento, delineano il profilo di una regione dalla vivace attività artistica, legata ad una pratica devozionale radicata nel tessuto sociale popolare. Ammirevoli, come prodotti di un’abilità tecnica che investe non soltanto l’arte dell’intaglio ma anche quella pittorica, anche la Madonna di Pizzoli e la Madonna di Penne (PE), con il volto ancora adolescente e la scollatura che le copre le spalle.

In chiusura della mostra è esposta la Madonna di San Silvestro, proveniente dall’omonima chiesa aquilana, che rappresenta un esempio eloquente del nuovo gusto ‘francese’ diffusosi dopo l’affermazione della sovranità angioina nel Regno di Napoli.

La mostra, curata da Lucia Arbace, è frutto della collaborazione tra la Soprintendenza B.S.A.E. dell’Abruzzo e della Provincia di Trento. Catalogo Allemandi, con testi di Lucia Arbace, Gaetano Curzi, Alessandro Tomei e Marta Vittorini.

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Guariento e la Padova del Trecento

MOSTRA: Guariento e la Padova Carrarese, Padova, Palazzo del Monte di Pietà, Civici Musei agli Eremitani, Palazzo Zuckermann, Museo Diocesano e Casa del Petrarca ad Arquà Petrarca, 16 aprile – 31 luglio 2011. La mostra è stata curata da Francesca Flores D’Arcais, Davide Banzato e Annamaria Spiazzi.

Tutte le principali opere del grande Maestro degli Angeli, di colui che, dopo Giotto, è stato il più grande interprete della pittura del Trecento a Padova, saranno riunite nella grande esposizione. Decine di preziosissime tavole e affreschi staccati documenteranno finalmente la grandezza assoluta di un artista che ha saputo precorrere l’eleganza del gotico internazionale. I meravigliosi Angeli, Arcangeli, Cherubini del Guariento saranno affiancati alle altre mirabili opere a tema sacro e profano del Maestro. Accanto ai capolavori del Guariento, la mostra propone opere di Giotto, Pietro e Giuliano da Rimini, Vitale da Bologna, Paolo e Lorenzo Veneziano, Giusto Menabuoi, Altichiero, Vivarini, Nicolò di Pietro, Giambono.

La grande monografia sul Guariento allestita a Palazzo del Monte è l’epicentro di una più ampia esposizione che indaga, per la prima volta in modo compito, la Padova Carrarese. La mostra si dipana in diverse sedi espositive: i Civici Musei agli Eremitani, Palazzo Zuckermann, il Museo Diocesano e la Casa del Petrarca ad Arquà. In quest’ultima è allestito un approfondimento sul Poeta e i suoi anni padovani. Con quella di Arquà sono ben 10 le sezioni della grande mostra. Indagano a tutto tomdo le figure dei Signori trecenteschi di Padova nonché di diversi aspetti della vita di corte e cittadina nel Secolo d’oro di Padova: la letteratura, i libri, la musica, la scienza, la scultura, le arti applicate (oreficeria, ceramiche, avori, mobili) la monetazione e persino la moda.

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La luce delle carte

Giovedì 14 ottobre 2010 alle ore 17.00, nella Sala della Crociera del Collegio Romano, Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Via del Collegio Romano 27, Roma), sarà presentato il catalogo della mostra La luce delle carte. Miniatura a Roma dal ‘600 al ‘900, a cura di EMILIA ANNA TALAMO e MARCO PIZZO.

Saluti: Maurizio Fallace (Direzione Generale per le Biblioteche, Gli Istituti Culturali e il Diritto d’Autore), Maria Concetta Petrollo (Direttore Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte) e Maria Giovanna Fadiga (Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte).

Interventi: Giovanna Capitelli (Università della Calabria) e Silvia Meloni (Galleria degli Uffizi, Firenze).

Saranno presenti i curatori della mostra.

Lucca e l’Europa (mostra)

MOSTRA: Lucca e l’Europa. Un’idea di medioevo (V-XI secolo), Lucca, Fondazione Centro Studi Ragghianti (Via San Micheletto, 5), 26 Settembre 2010 – 9 gennaio 2011. Catalogo a cura di Clara Baracchini, Carlo Bertelli, Antonino Caleca, Marco Collareta, Gigetta Dalli Regoli e Maria Teresa Filieri.

Quando si è profilata l’ipotesi di celebrare il centenario della nascita di Carlo Ludovico Ragghianti con una significativa mostra d’arte antica, la scelta dell’argomento è venuta a coincidere quasi naturalmente sul Medioevo, presenza costante del pensiero storico e critico dello studioso fin dalla più lontana infanzia lucchese, trascorsa all’ombra del Sant’Alessandro. La mostra Lucca e l’Europa: un’idea di Medioevo è così radicata nella realtà lucchese, ma nel contempo evidenzia puntuali riferimenti al contesto europeo: un percorso lungo sei secoli, guidato dalla volontà di intendere i fatti locali entro un orizzonte più ampio, secondo un metodo che non ammette giudizi preconfezionati sui materiali, le tecniche, le tipologie, le tendenze stilistiche e mira a porre l’opera in relazione dinamica con i fenomeni circostanti.

La mostra, un percorso lungo circa sei secoli nella produzione artistica alto medioevale, riunisce opere (sculture, codici miniati, monete, oreficerie, stoffe) provenienti per larga parte da Lucca e dal suo territorio, ma anche da collezioni ed istituzioni italiane ed europee, a testimonianza dei flussi che da Lucca e verso Lucca hanno permesso la circolazione di modelli e tipologie artistiche tra la cultura lucchese e quella dell’Europa continentale. È stata organizzata a cura della Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Raggianti, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologici delle province di Lucca e Massa Carrara e con il patrocinio del Comune di Lucca, della Provincia di Lucca e della Camera di Commercio di Lucca.

La mostra  è stata recensita da FLAVIO BOGGI, in “The Burlington Magazine”, volume CLIII, number 1295, February 2011, pp. 132-134.

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Piante officinali nella Biblioteca Estense

MOSTRA: Piante officinali nella Biblioteca Estense, Modena, Biblioteca Estense Universitaria, 7-26 giugno 2010. Orario: 9,00-13,00.

La mostra è stata organizzata in occasione del Congresso La scienza delle piante officinali: passato, presente, futuro che si è tenuto a Modena nei giorni 6 – 7 giugno 2010, a cura della Facoltà di farmacia dell’Università di Modena e Reggio Emilia. La Biblioteca Estense Universitaria propone una ricca esposizione di manoscritti e libri a stampa antichi e moderni, di testi fondamentali per lo sviluppo della scienza erboristica in Occidente (sec.XIV-XVIII), dilatando l’attenzione anche alla tradizione popolare, alla manualistica e agli studi locali (secc. XIX-XX).

Source: MiBAC

Pittura nuziale nel Quattrocento fiorentino

MOSTRA: Virtù d’amore. Pittura nuziale nel Quattrocento fiorentino, Firenze, Galleria dell’Accademia (via Ricasoli 58-60) e Museo Horne (via de’ Benci 6), 8 giugno – 1 novembre 2010. Catalogo a cura di C. PAOLINI, D. PARENTI e  L. SEBREGONDI, Firenze 2010 (Giunti Editore), 288 pagine, € 45,00.

A Firenze, alla Galleria dell’Accademia e al Museo Horne  ha aperto al pubblico una mostra che rievoca, attraverso l’esposizione di oltre 40 pregevoli tavole del Quattrocento provenienti da prestigiosi musei esteri ed italiani, la vita coniugale nel Rinascimento, i ruoli nella coppia e in particolare il ruolo femminile in ambito domestico, gli atteggiamenti e la condotta esemplare che si raccomanda- vano come indispensabili virtù, virtù d’amore, appunto.

Queste tavole dipinte erano nate come parti di sontuosi arredi – cassoni, spalliere, letti – delle case fiorentine del Quattrocento e in esse si celebrano il matrimonio e la stirpe, le virtù civiche e coniugali; commissionate in occasione delle nozze, erano destinate ad arredare soprattutto la camera degli sposi, fulcro della vita coniugale privata e pubblica. La pittura da camera aveva la fondamentale funzione di trasmettere, attraverso le storie rappresentate, messaggi di monito e incitamento verso una condotta ritenuta esemplare per la coppia; tale aspetto, che la mostra mira a portare alla luce, ci aiuta oggi a mettere a fuoco un punto cardine della civiltà fiorentina del Quattrocento: le virtù d’amore dovevano sottostare a leggi non legate ai sentimenti, ma piuttosto inerenti la compagine sociale. Le storie illustrate narrano i passaggi del rituale di nozze, dallo sfarzo del banchetto matrimoniale al momento dello scambio degli anelli fra gli sposi, episodi questi del lungo e complesso iter matrimoniale che prevedeva una serie di elaborati contatti e contratti, non tutti proprio attinenti al concetto d’amore.

La mostra, prende spunto dal cosiddetto Cassone Adimari conservato alla stessa Galleria dell’Accademia e dipinto dal fratello di Masaccio, Giovanni di Ser Giovanni detto lo Scheggia, in realtà una grande spalliera raffigurante un ballo rinascimentale. Le tavole esposte offrono una panoramica della varietà dei temi solitamente raffigurati in questi arredi. Attingendo a testi biblici, a episodi storici e ad autori “moderni” quali Petrarca e Boccaccio, raffigurano varie sfaccettature dell’amore, nonché i doveri che ne conseguono: il Decamerone è ad esempio fonte di ispirazione per la storia della paziente Griselda, illustrata da Pesellino nelle tavole provenienti dall’Accademia Carrara di Bergamo, personaggio simbolico della virtù dell’obbedienza e dell’abnegazione, che la donna doveva perseguire.

La mostra è promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropo- logico e per il Polo Museale della città di Firenze con la Galleria dell’Accademia, Firenze Musei e l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

La mostra è stata recensita da SCOTT NETHERSOLE, in “The Burlington Magazine”, volume CLII, number 1290, September 2010, pp. 637-639.

Fonte: MiBAC

Disegni fiamminghi e olandesi a Venezia

MOSTRA: Disegni fiamminghi e olandesi, 1 aprile – 20 giugno 2010, Venezia, Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro. Mostra a cura di Annalisa Perissa Torrini. Catalogo Electa, a cura di Mari Pietrogiovanna.

Il nucleo di disegni di scuola fiamminga e olandese appartiene dal 1822 al fondo originario della raccolta di grafica del Gabinetto dei Disegni e Stampe delle Gallerie dell’Accademia, proveniente dalla collezione milanese di Giuseppe Bossi (1777-1815). L’esposizione comprende un fondo numericamente ristretto ma prestigioso di ventiquattro disegni dal XVI al XVII secolo, alcuni dei quali di grande qualità e mai esposti al pubblico, realizzati da maestri quali Jan Gossaert o Rembrandt. La catalogazione dei disegni, scientificamente selezionati da Maria Pietrogiovanna dell’Università di Padova, ha portato a nuove proposte attribu- tive per diversi fogli inediti e poco conosciuti.

Il percorso espositivo si apre con una famosa prova di Jan Gossaert detto Mabuse,  uno dei soli quattro disegni dell’artista sopravvissuti a testimonianza della sua attività durante il viaggio a Roma tra 1508 e 1509. Tra i disegni cinquecenteschi anche un raro foglio di un maestro dei Paesi Bassi settentrionali attribuito a Jacob Cornelisz Van Oostsanen e un disegno riferito al più tardo manierista olandese Jan Harmensz Muller. Lo scorcio del secolo è rappresentato da Paulus van Vianen. Al Seicento si riferiscono altri fogli che illustrano la scuola anversese: una derivazione da Rubens realizzata da Jacob Jordaens, un disegno di mano di Frans Snyders, illustre maestro specializzato in scene di caccia e di una primizia di Vincent Adriaenssen, noto per la sua più matura attività in Italia e Francia, ma esordiente nell’orbita del celebre maestro anversese.

Il côté olandese si distingue per la presenza di disegni realizzati dai pittori italianizzanti, ossia artisti che compivano l’irrinunciabile viaggio in Italia, come fece Bartolomeus Breenbergh, oppure erano colpiti dagli aspetti popolari e vernacoli delle vie della capitale come accadde a Pieter van de Laer detto Bamboccio. La mostra, allestita nella sala centrale delle tre dedicate alla pittura d’oltralpe, offre l’occasione per riproporre temporaneamente alla visione sette piccoli dipinti del museo con scene di genere olandesi del XVII secolo, ricoverati nei depositi in attesa di una completa revisione dell’assetto espositivo dell’ambiente.

Le opere esposte alle pareti, recentemente riordinate secondo un percorso cronologico e tipologico, dispiegano una campionatura significativa dei due nuovi generi pittorici – quello del paesaggio e quello della scena con interni domestici – che si andarono affermando nel Seicento all’interno del collezionismo aristocratico e borghese, in concorrenza crescente con la tradizione italiana incentrata sulla pittura di storia e sulla tematica sacra. Esposta in appendice alla mostra dei disegni è una piccola tavola fiamminga del primo Cinquecento con il Riposo durante la fuga in Egitto, il cui restauro (Erika Bianchini 2008; direzione lavori Claudia Cremonini) ha consentito di recuperare alla lettura una ricchezza straordinaria di dettagli naturalistici che fa da sfondo all’intima e delicata intonazione devozionale della scena.

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Le regole della salute nei manoscritti laurenziani

MOSTRA: Díaita. Le regole della salute nei manoscritti della Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana (Piazza San Lorenzo 9; tel. 055-210760), 13 febbraio – 26 giugno 2010, Orario mostra: lunedì-sabato ore 9,30-13,30. Catalogo Mandragora, Firenze 2010.

Un’esposizione che riguarda lo stile di vita e la dieta come strategia preventiva per garantire benessere fisico e mentale. Si tratta di un tema di moda oggi come ieri quando nell’Italia delle corti principesche e dei ricchi mercanti si diffusero i testi dei Regimina sanitatis – operette contenenti regole sulla salute, eredi della tradizione classica e progressivamente arricchite dal contatto con il mondo arabo – di cui i codici in mostra sono testimoni. Il ‘regime di vita’ veniva chiamato in greco Díaita come recita il titolo della mostra: un termine che non indica l’adattamento della razione alimentare alle caratteristiche dell’individuo, ma ha un significato più vasto, allargandosi a comprendere tutti quei fattori che l’uomo dovrebbe controllare, come il rapporto con l’aria e l’acqua, il cibo e le bevande, il movimento e il riposo, il sonno e la veglia, le deiezioni e la sessualità, gli affetti e le passioni.

Tra i codici esposti, in lingua greca, latina e volgare, databili tra XII e tardo XVI e tutti appartenenti ai fondi laurenziani, si annoverano esemplari di particolare interesse contenutistico che attestano il loro utilizzo a livelli diversi, dal Trattato di cucina di Apicio, che conferma la specifica importanza dell’alimentazione, al Taccuino di Sanità di Ibn Butlan. Il Regime del corpo di Aldobrandino da Siena è proposto in diversi volgarizzamenti italiani, uno dei quali realizzato nel maggio del 1310 dal notaio fiorentino Zucchero Bencivenni. Importante, tra gli altri, il Compendio della natura e proprietà degli alimenti di Barnaba da Reggio, in un manoscritto membranaceo, redatto fra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento. Si tratta di una letteratura sapienziale, sopravvissuta, spesso, nella medicina popolare contemporanea. Altri, i cosid- detti Consigli contro la peste, costituiscono una sorta di prontuario per ostacolare la diffusione del male.

Catalogo a cura di Donatella Lippi, presentazione di Maria Prunai Falciani. Schede di: E. Antonucci, A.R. Fantoni, I.G. Rao, S. Magrini.

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Gli Sforza e Vigevano

Il Castello di Vigevano ha ospitato nelle Scuderie Ducali dal 3 ottobre 2009 al 31 gennaio 2010 la mostra Splendori di corte. Gli Sforza, il Rinascimento, la città, a cura di LUISA GIORDANO e MARIOLINA OLIVARI, Milano 2009 (Skira), 216 pagine, 81 foto a colori e 65 in bianco e nero, €  39,00.

Il ducato degli Sforza coincise a Vigevano con una vera e propria età dell’oro. Soprattutto l’affetto degli ultimi due duchi, Ludovico il Moro nato a Vigevano e Francesco I, fecero della città una piccola Milano, in tutto e per tutto raffinata e ricca come la capitale. I migliori architetti, pittori e scultori milanesi furono impiegati anche a Vigevano, a partire da Leonardo, Bramante e Bramantino. Sulla scorta delle committenze ducali, anche le confraternite e le famiglie più cospicue della Lomellina, tra Quattro e Cinquecento, fecero a gara nel farsi promotrici di iniziative che portarono nei paesi del territorio dipinti, sculture lignee, tessuti preziosi, oreficerie.

Di questo ricco patrimonio rimangono ora alcune vestigia, di cui la mostra ha fornito una testimonianza, per dare un’immagine dello splendore che caratterizzò questo periodo. Per la prima volta, è stato possibile ammirare nella loro interezza i tre magnifici Compianti lignei lomellini (Vigevano, Gropello Cairoli – Maestro lombardo (forse Brescia) attivo tra fine XV e inizio XVI sec.; Gambolò –  Giovanni Angelo del Maino e Bottega, tra 1532 e 1536), tre capolavori assoluti della scultura lignea del Rinascimento lombardo, mai presentati assieme, né in formazione completa. Per l’occasione sono tornati a Vigevano alcuni importanti frammenti ricamati in oro, finora del tutto sconosciuti, provenienti dalla cattedrale di S. Ambrogio, presentati a fianco di altri manufatti tessili straordinari, come il paliotto del Duomo. E ancora, dipinti, codici miniati, sculture,  monete, affreschi staccati provenienti da chiese e castelli della Lomellina. Il percorso ha affincato alla mostra in Castello la visita al Museo del Tesoro del Duomo. Nel Museo è esposto ciò che rimane del tesoro che Francesco II volle donare alla sua città natale prima di morire, prima fra tutti la grande Pace, considerata un vertice dell’arte orafa milanese del primo Cinquecento, e l’importantissimo nucleo di arazzi fiamminghi.

Sommario: Maria Nadia Covini, Vigevano fra Tre e Quattrocento: la “metamorfosi del borgo” tra iniziative dinastiche e intraprendenza locale (pp. 11-17); Luisa Giordano, Vigevano, terra e dimora signorile (pp. 19-25); Sandro Rossi, La piazza Ducale di Vigevano: un recente ritrovamento (p. 27); Rodolfo Martini, “… quando mandai li Magistro Zanetto et lo Magistro che fa li ferri”. Il progetto iconocratico nelle emissioni monetali degli Sforza (pp. 29-33); Paola Strada, Il Quattrocento in Lomellina: una ricognizione (pp. 35-41); Mariolina Olivari, Tomasino da Mortara e Bernardino Ferrari. Appunti su un Rinascimento minore (pp. 43-57); Rossana Sacchi, Francesco II Sforza per il duomo di Vigevano (pp. 59-65); Marialuisa Rizzini, I paramenti di Francesco II per la cattedrale di Vigevano (pp. 67-73). Catalogo: L’iconografia ducale (pp. 74-83); Libri miniati e a stampa (pp. 84-101); Monete e medaglie (pp. 103-105); Il Quattrocento nel territorio (pp. 106-123); La pittura (pp. 124-141); La scultura lignea (pp. 142-161); Il tesoro del duomo (pp. 162-186); Il magistero di Leonardo (pp. 189-197); Documenti (pp. 199-205); Bibliografia (pp. 207-216).

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