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Milano allo specchio

CONFERENCE – Milano allo specchio: da Costantino al Barbarossa l’autopercezione di una capitale, Université de Lausanne, 20 – 21 November 2014.

Capitale de l’empire, métropole ecclésiastique de premier ordre, important commun e seigneurie, la Milan médiévale a un développement sur la longue durée exceptionnelle. Dans les dernières décennies, cette stratification – historique, culturelle et matérielle – a été objet d’études importantes. Très rarement, toutefois, le patrimoine milanais a été lu dans une perspective autoréférentielle: cette perspective, centrale dans la mentalité médiévale, l’est de surcroit pour une ville comme Milan, où la tradition devient garant du rôle clé que la ville cycliquement veut assumer.

L’intention de ce colloque est justement de regarder Milan à travers ce prisme autoréférentiel. Le but est de repérer les points cruciaux de ce processus historique en se servant d’approches transdisciplinaires qui permettent de fournir une vision à 360 degrés. Les contributions d’historiens, d’historiens de l’art, d’archéologues, d’historiens de la langue et de philologues consentiront donc de dessiner une image novatrice de la ville. Les axes porteurs de telle réflexion s’articuleront autour de trois thématiques: Milan capitale, la figure d’Ambroise et les emblèmes royaux lombards.

Il s’agit de concepts qui reviennent régulièrement au fil des siècles afin de justifier les ambitions politiques, territoriales, ecclésiastiques, ainsi que culturelles de la ville. Pendant nos journées d’étude, on essaiera de comprendre par quels instruments – en prenant en considération tous les médias artistiques et les différentes sources – la continuité de la ville se construit. Il s’agira également de décrire les mécanismes qui font de la tradition un agrégateur identitaire fondamental.

Programme

20 novembre 2014 (Géopolis 2129), 9.30
* Sible de Blaauw, L’architettura paleocristiana delle capitali: Milano e Roma a paragone
* Markus Löx, Ambrogio e le chiese di Milano
* Marco Petoletti, “Urbs nostra”: Milano nello specchio delle epigrafi ‘arcivescovili’ dell’Alto Medioevo (sec. VIII–X)
* Marco Navoni, “Comitur Ambrosii meritis urbs Mediolana”: l’identità ambrosiana della Chiesa e della città di Milano nel primo Millennio
* Fabrizio Crivello, Tracce di un’identità artistica milanese nell’alto Medioevo
* Ivan Foletti e Irene Quadri, Il ciborio di Sant’Ambrogio tra passato e futuro. Un monumento perno nella ricezione e nella costruzione dell’identità figurativa Milanese.

21 novembre 2014 (Anthropole 5196), 9.30
* Marco Rossi, Le committenze di Ariberto da Intimiano e la coscienza episcopale nella tradizione artistica ambrosiana
* Francesca Demarchi, Il libro di preghiere di Arnolfo II come compendio di milanesità
* Serena Romano, Milano e l’antico: le molte facce di un problema.

14.00–17.00 Workshop de l’école doctorale CUSO avec la participation de Sible de Blaauw, Marco Rossi, Fabrizio Crivello Nicolas Bock et Ivan Foletti.

Source: H-ArtHist

Milano, ca. 1340. Novità e riflessioni

LECTURE: Serena Romano, Milano, ca. 1340. Novità e riflessioni, Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut, Palazzo Grifoni Budini Gattai (Via dei Servi 51, Firenze), 29 settembre 2014, ore 18:00.

La conferenza discuterà alcune novità emerse sul palazzo arcivescovile di Milano all’epoca dell’arcivescovo Giovanni Visconti (1342-1354). Il ciclo pittorico da lui voluto nel palazzo è uno dei punti cruciali di tutta la questione storiografica attorno alla presenza dei pittori toscani a Milano, in particolare Giotto e Stefano, nel loro rapporto con la cultura pittorica locale e con i programmi voluti dai nuovi signori di Milano. Stile e struttura di questo ciclo ricevono nuova luce dalle recenti scoperte, e rendono meno impervia la comprensione di questo momento-chiave del Trecento italiano.

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Arte a Milano nel Trecento

CONFERENCES: Arte a Milano nel Trecento. Intorno a Santa Maria di Brera, ciclo di conferenze a cura di Sandrina Bandera e Serena Romano, Milano, Pinacoteca di Brera (Via Brera 28; tel. 02-72263266). Le conferenze si terranno alle ore 17.30.

La Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Milano, in collaborazione con il SNF Sinergia Project Constructing Lombard Identity delle Università di Losanna, Ginevra, Zurigo e EPFL di Losanna propone un ciclo di conferenze incentrato sulle arti a Milano e in Lombardia nel XIV secolo, nel quadro di un più generale progetto di valorizzazione e promozione della conoscenza dell’antica chiesa di Santa Maria di Brera, che nei secoli ha subito varie trasformazioni ed è oggi inglobata nella struttura architettonica del Palazzo di Brera.

L’obiettivo della collaborazione tra la Soprintendenza e il consorzio universitario elvetico è avviare una riflessione scientifica sul contesto storico, culturale e artistico in cui vide la luce questo monumento che rappresenta le origini di Brera, e che è ancora ricco di testimonianze importanti. Interverranno, di volta in volta, studiosi che hanno indagato vari aspetti della letteratura, dell’architettura e delle manifestazioni figurative di un’epoca che ha lasciato prove indiscusse di una cultura raffinata, quale fu quella dei Visconti, aperta alle novità e in stretto rapporto con il Gotico d’Oltralpe, fortemente segnata dalla presenza a Milano del Petrarca e culturalmente molto avanzata, sia sul piano delle tecniche che su quello espressivo. Il ciclo di lezioni si chiuderà, nel mese di giugno, con una visita alla chiesa di Santa Maria di Brera a cura della Soprintendente Sandrina Bandera; l’evento, organizzato in collaborazione con l’Accademia di Brera, rappresenterà una preziosa occasione per conoscere e ammirare gli affreschi di Giusto de’ Menabuoi.

PROGRAMMA
19 novembre 2012
Fabio Frezzato (CSG Palladio, Vicenza) e Daniele Pescarmona (Soprintendenza per i Beni Storico-Artistici, Brera), Intorno alle tecniche pittoriche impiegate nei cantieri trecenteschi in Lombardia e nell’Italia settentrionale: spunti per una recensio dei risultati delle indagini scientifiche

21 gennaio 2013
Laura Cavazzini (Università di Messina), Scultori a Milano nel Trecento

11 febbraio 2013
Marco Rossi (Università Cattolica del Sacro Cuore), Naturalismo, disegno tardogotico e invenzioni fantastiche in Giovannino de’ Grassi

4 marzo 2013
Simone Albonico (Università di Losanna), Oggetti dimenticati. Un’opera proposta ai Visconti in un manoscritto di lusso

15 aprile 2013
Damien Cerutti (Università di Losanna),“Lo chiamarono per sopranome scimia della natura”. Stefano fiorentino e il giottismo in Lombardia

20 maggio 2013
Maria Teresa Fiorio (Università degli Studi di Milano) e Graziano Alfredo Vergani (Università degli Studi di Macerata), Giovanni di Balduccio e la facciata di S. Maria di Brera

10 giugno 2013
Serena Romano (Università di Losanna) e Pier Nicola Pagliara (Università degli Studi Roma TRE), Palazzi viscontei a Milano: modelli architettonici e invenzioni pittoriche

giugno 2013 (data da definire)
Sandrina Bandera, Soprintendente per i Beni Storico-Artistici, Milano
Visita conclusiva alla chiesa di Santa Maria di Brera in collaborazione con l’Accademia di Brera.

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Bramantino a Milano (catalogo)

CATALOGUE: Bramantino a Milano, catalogo della mostra a cura di Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa e Marco Tanzi, Milano, Castello Sforzesco, 16 maggio – 25 settembre 2012, Milano 2012 (Officina Libraria), 374 pagine, € 34,00.

A Milano si conserva il nucleo più cospicuo esistente al mondo di opere di Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino, il più grande artista lombardo del Rinascimento: dipinti su tavola e su tela, arazzi tratti da suoi cartoni, disegni, affreschi e l’unica architettura che gli riuscì di costruire. Milano è dunque la sede naturale per la prima esposizione monografica dedicata a questo artista, amato dalla critica del Novecento e dalle avanguardie, ma privo fino ad oggi di una pubblicazione aggiornata e approfondita.

La mostra al Castello Sforzesco, dove si conservano il grande murale con l’Argo nella sala del Tesoro e lo straordinario Ciclo di arazzi con i Mesi eseguito entro il 1509 per Gian Giacomo Trivulzio, riallestito in modo permanente secondo la giusta sequenza di presentazione nella sala della Balla, è l’occasione per lanciare una nuova politica culturale di mostre di ricerca volta a far scoprire ai cittadini l’inestimabile patrimonio misconosciuto, e per rimettere a posto un capitolo fondamentale della storia dell’arte italiana.

Gli strumenti presentati nel libro per arrivare a una nuova comprensione critica dell’artista sono il rigore storiografico, volto a bonificare la bibliografia, unito a un linguaggio accessibile, che evita le lambiccate interpretazioni iconologiche alle quali la natura “misteriosa” delle composizioni del Bramantino ha spesso dato adito; la campagna fotografica appositamente realizzata da Mauro Magliani, che per la prima volta illustra a colori con oltre 140 tavole le 31 opere in mostra; e un’approfondita ricerca documentaria che ha portato alla luce oltre 260 documenti, commentati nel regesto. Ne sono emerse novità fondamentali, come la datazione del Trittico di San Michele dell’Ambrosiana al 1505, uno dei pochi punti fermi nella cronologia dell’artista, e la sua corretta collocazione originaria, nella chiesa di San Michele in corso di Porta Nuova e non in San Michele alla Chiusa. E la fitta rete di rapporti di committenza che lega il Bramantino a personaggi di spicco della Milano francese, dal Trivulzio al conte di Ligny, per il quale Bramantino dipinse il Ciclo con le Muse nel Castello di Voghera, scoperte soltanto 15 anni fa.

Di origini bergamasche, documentato dal 1480 e morto nel 1530, Bramantino deriva il soprannome dal rapporto con il marchigiano Bramante, pittore e architetto alla corte di Ludovico il Moro. Dagli esordi, documentati, come apprendista orafo, in sintonia con le ricerche più avanzate del suo tempo, come mostra la giovanile Adorazione dei pastori della Pinacoteca Ambrosiana di sapore ferrarese, alle prove prospettiche ammirate dal Vasari nel Compianto già sulla facciata della chiesa di San Sepolcro; dal gigantismo bramantesco dell’Argo, al confronto a viso aperto, e senza mai chinare lo sguardo, con Leonardo, che intride il Trittico di San Michele; dalle inesauribili e insuperate invenzioni dei Mesi alla chiamata a Roma per affrescare quella che subito dopo diverrà la Stanza di Eliodoro; dagli abbracci colti da un’istantanea degli Apostoli nella Pentecoste di Mezzana, al languore giorgionesco del San Sebastiano della raccolta Rasini, per finire con l’enigmatica Cappella Trivulzio, la grandezza e l’originalità del Bramantino saranno finalmente sotto gli occhi di tutti.

Sommario

* Giovanni Romano, Per la tutela della storia lombarda (pp. 17-19)
* Giovanni Agosti, Bramantino a Milano (pp. 21-79)
Ragioni, politiche, di questa mostra
Le ragioni del Bramantino
Ragioni, scientifiche, di questa mostra

* Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, Ragioni bibliografiche (pp. 81-87)

Catalogo (pp. 89-297)
Regesto dei documenti, a cura di Roberto Cara (pp. 299-340)
Bibliografia (pp. 341-361)
Indice dei nomi (pp. 362-374).

Bramantino a Milano (mostra)

EXHIBITION: Bramantino a Milano, Castello Sforzesco, Sala del Tesoro e Sala della Balla, 6 maggio – 25 settembre 2012.  Orario: martedì – domenica, 10.00-17.00. Chiuso il lunedì. Ingresso gratuito.

L’esposizione, curata da Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa e Marco Tanzi, si articola nelle due grandi Sale del Castello sforzesco che ospitano già importanti lavori dell’artista: la Sala del Tesoro dove domina l’Argo, il grande affresco realizzato intorno al 1490 e destinato a vegliare sul tesoro sforzesco, e la soprastante Sala della Balla, che accoglie i dodici arazzi Trivulzio.

Pittore bergamasco, documentato dal 1480 e morto nel 1530, Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino, deve il suo peculiare soprannome al rapporto con il marchigiano Bramante, pittore e architetto alla corte di Ludovico il Moro.

Scopo della mostra è quello di presentare, in ordine cronologico, le opere dell’artista esistenti in città e normalmente collocate in sedi differenti. Nella Sala del Tesoro, attorno all’Argo, sono esposte una ventina di opere, dipinti e disegni, che provengono da raccolte pubbliche e private di Milano e che permettono di seguire lo svolgimento della carriera del Bramantino, dalla giovanile Adorazione del Bambino della Pinacoteca Ambrosiana al San Sebastiano di una raccolta privata, dal Noli me tangere delle Civiche Raccolte d’Arte Antica alla Madonna con il Bambino e angeli della Pinacoteca di Brera. Nella Sala della Balla, invece, un allestimento completamente nuovo dispone i dodici grandi arazzi, dedicati ai mesi dell’anno, in modo che si leghino tra loro nella sequenza dei gesti e delle stagioni.

Con il patrocinio del FAI (Fondo Ambiente Italiano), sono state organizzate aperture straordinarie del Castello di Voghera dove si conserva un importante ciclo di affreschi del Bramantino. Le aperture straordinarie sono previste ogni 1° e 3° sabato del mese a partire dal 2 giugno e precisamente: 2 e 16 giugno, 7 e 21 luglio, 4 e 18 agosto, 1 e 15 settembre. Orario: 10.00-17.00 (non serve la prenotazione).

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Il nuovo Evangelario Ambrosiano

EXHIBITION: La bellezza nella parola. Il nuovo Evangeario Ambrosiano, Milano, Palazzo Reale (Piazza Duomo 12), Chiesa San Raffaele (via San Raffaele 4) e Galleria San Fedele (via Hoepli 3), 5 novembre – 22 dicembre 2011. Catalogo: Silvana Editoriale.

Promossa dal Comune di Milano, Cultura, Expo, Moda, Designe Palazzo Reale e organizzata dall’Arcidiocesi di Milano, la mostra presenta il nuovo Evangeliario Ambrosiano per cui i maestri dell’arte contemporanea Nicola De Maria, Mimmo Paladino, Ettore Spalletti, il fotografo Giovanni Chiaramonte e due giovani artisti, Nicola Samorì e Nicola Villa, hanno realizzato la coperta e le 73 tavole. I quartini, che riportano l’illustrazione di diversi brani evangelici, verranno poi rilegati nel volume originale destinato all’uso liturgico del Duomo.

Accanto alle tavole sono esposti, per la prima volta insieme, capolavori d’arte antica di rara bellezza. Si tratta di una serie straordinaria di coperte in oro e argento, impreziosite con smalti e gemme, e di evangeliari manoscritti e miniati, con inchiostro, oro e porpora, a testimonianza di una millenaria tradizione di fede e di cultura, che il nuovo Evangeliario Ambrosiano intende riprendere e rinnovare per dare forma contemporanea di bellezza alla Parola eterna dei Vangeli.

La mostra costituisce per la città di Milano, la sua Diocesi e il più ampio ambito ambrosiano un evento unico, di straordinario valore storico, artistico e culturale: il percorso, infatti, vede coinvolte anche la Chiesa di San Raffaele, dedicata al silenzio e alla preghiera, dove è esposta una croce appositamente realizzata per l’occasione, e la Galleria San Fedele dove, fino al 22 dicembre, è possibile ammirare una selezione di bozzetti e opere significative dei sei artisti.

Visita il sito ufficiale della mostra

Convegno su Francesco Malaguzzi Valeri

CONFERENCE: Francesco Malaguzzi Valeri (1867-1928). Tra storiografia artistica, museo e tutela, convegno di studi: Bologna e Milano, 19-21 ottobre 2011. Contatto: luca.ciancabilla@unibo.it

Francesco Malaguzzi Valeri è stato, tra la fine dell’Ottocento e il primo quarto del Novecento, uno dei protagonisti nello studio, la tutela e la salvaguardia del patrimonio artistico italiano della Nuova Italia. Attivo, dapprima, presso l’Archivio di Stato di Milano e nella Pinacoteca di Brera, si trasferì successivamente a Bologna, dove diresse la Regia Pinacoteca e dove fu Soprintendente alle Gallerie di Bologna e della Romagna. Nei molteplici interventi e saggi storiografici, ha contribuito a ricostruire le vicende di svariati artisti lombardi ed emiliani rinascimentali e dell’età barocca: dall’architettura alla pittura; dalla scultura alla miniatura, al disegno; ha rivisitato, inoltre, diversi settori delle arti “industriali”; ha esplorato la storia del collezionismo; ha avviato importanti azioni di catalogazione e schedatura di opere sul territorio; si è infine dedicato al riallestimento museografico. Le sue ricerche, sulla linea dei più insigni storici dell’arte italiani a lui contemporanei, fra cui Adolfo Venturi, Corrado Ricci e Guido Cagnola, si sono caratterizzate per il rigore filologico, sostenuto da una strenua ricerca archivistico-documentaria; con originali aperture, sulla linea del filone di studi proprio della cultura tedesca, ad una storia dell’arte scientifica, intesa come storia della cultura.

Programma

Mercoledì, 19 ottobre 2011
Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore (Aula via Nirone 15)
Il contributo di Francesco Malaguzzi Valeri alla Storia del rinascimento artistico lombardo
ore 9, 30 – Introduce e presiede Gianni Carlo Sciolla
Interventi: Alessandro Rovetta, “Rassegna d’Arte” come cantiere per “La corte di Ludovico il Moro”; Pietro C. Marani, Malaguzzi Valeri e Leonardo; Richard Schofield, Malaguzzi Valeri e Bramante; Marco Rossi, Malaguzzi Valeri e i pittori lombardi del Quattrocento; Jessica Gritti, L’architettura alla corte di Lodovico il Moro; Maria Grazia Albertini Ottolenghi, Gli studi di Malaguzzi Valeri sulla scultura lombarda; Paola Venturelli, Malaguzzi Valeri e l’oreficeria sforzesca; Laura Aldovini, «Per ravvivar croci e calici, tabernacoli e paci»: Malaguzzi Valeri e i nielli lombardi al tempo di Ludovico il Moro

Milano, Pinacoteca di Brera (Sala della Passione, Via Brera 28)
ore 15,30 – Introduce e presiede Sandrina Bandera
Interventi: Francesca Tasso, Malaguzzi Valeri, le arti applicate e le raccolte del Museo Municipale; Simone Ferrari, Malaguzzi Valeri e l’incisione nell’età di Ludovico il Moro; Federico Pecchenini, Moda e decorazione tessile ne “La corte di Ludovico il Moro”; Cristina Giannini; Attilio Steffanoni conoscitore e antiquario. Un diario inedito

Malaguzzi Valeri: la Pinacoteca di Brera e il territorio
Interventi: Sandra Sicoli, L’Ispettore Malaguzzi Valeri alla Pinacoteca di Brera: un decennio di attività (1903-1914); Letizia Lodi, Francesco Malaguzzi Valeri e Luca Beltrami nella storia della tutela lombarda; Amalia Pacia, Malaguzzi Valeri e il territorio lombardo; Giampaolo Angelini, Malaguzzi Valeri in Valtellina e Alto Lario; Simonetta Coppa, Malaguzzi Valeri in Valle Intelvi

Giovedì, 20 ottobre
Bologna, Pinacoteca Nazionale (Aula Cesare Gnudi, Via delle Belle Arti 56)
ore 9,30 – Introduce Luigi Ficacci; Presiede Vera Fortunati
Interventi: Gianni Carlo Sciolla, Tra Kunstwissenschafte Kunstgeschichte als Kulturgeschichte: Francesco Malaguzzi Valeri, le ricerche storico artistiche e l’impegno per la tutela e la conservazione in Italia e in Europa tra 1890 e 1920

Francesco Malaguzzi Valeri: la formazione e la prima attività tra Reggio Emilia e Bologna
Interventi: Elena Corradini, Francesco Malaguzzi Valeri: le ricerche storico-artistiche a Reggio Emilia; Carla Bernardini, Le radici bolognesi di Malaguzzi Valeri fra cultura del patrimonio e ricerca storica; Lorena Cerasi, Malaguzzi Valeri archivista a Bologna; Massimo Medica, Malaguzzi Valeri e i primi studi sulla miniatura bolognese; Anna Maria Matteucci, Malaguzzi Valeri e lo stile di transizione nell’architettura bolognese; Valeria Rubbi, Malaguzzi Valeri: un carteggio inedito con Bernard Berenson; Mark Gregory D’Apuzzo, Malaguzzi Valeri e la scultura rinascimentale a Bologna; Cecilia Cavalca, Pale d’altare, cornici. Francesco Malaguzzi Valeri e il Rinascimento a Bologna: una nota

Malaguzzi Valeri: il rientro a Bologna tra storiografia e impegno museale
ore 15.00 – Presiede Massimo Medica:
Interventi: Gian Piero Cammarota, Malaguzzi Valeri, Direttore e Soprinten- dente; Marinella Pigozzi, Malaguzzi Valeri e Igino Benvenuto Supino: foto per la ricerca e la didattica; Paolo Giuliani, Storia di una restituzione. Il fondo fotografico Malaguzzi Valeri; Donatella Biagi Maino, Malaguzzi Valeri, le due anime del Settecento e il congresso mondiale di filosofia a Bologna; Silvia Battistini, Malaguzzi Valeri e il Museo Davia Bargellini; Luca Ciancabilla, Bologna “Mecca” degli antiquari. “L’affaire” Malaguzzi Valeri

Venerdì, 21 ottobre
Bologna, Museo Civico Medievale (Sala del Lapidario, Via Manzoni 4)
Erudizione e storia della cultura nelle ricerche storico artistiche in alcune regioni italiane tra Ottocento e Novecento
ore 9.00 – Presiede Daniele Benati
Interventi: Fabrizio Fantino e Laura Gallo, Da Francesco Gamba a Lorenzo Rovere. La situazione degli studi storico-artistici in Piemonte tra Otto e Novecento; Franco Bernabei,  Introduzione agli studi di storia dell’arte nel Veneto tra Otto e Novecento; Marta Nezzo, Ambientazione della storia come regia di una memoria identitaria: la Kulturgeschichte di Pompeo Molmenti; Giuliana Tomasella, Per una nuova fruizione del patrimonio artistico padovano: l’azione di Andrea Moschetti; Emanuele Pellegrini, Le opere e le fonti: la Toscana tra medioevi e rinascenze; Cecilia Prete, Le Marche ai tempi di Malaguzzi Valeri: da Anselmo Anselmi a Luigi Serra; Cristina Galassi, Un episodio umbro di Kulturgeschichte: “Le arti e le lettere alla corte dei Trinci” (1888) di Michele Faloci Pulignani; Rosanna Cioffi, Introduzione agli studi di storia dell’arte in Campania tra Otto e Novecento; Nadia Barrella, Storia delle arti, delle industrie, del Regno: Benedetto Croce e le proposte di musealizzazione del Palazzo Reale di Napoli nei primi decenni del XX secolo; Almerinda di Benedetto, Salvatore di Giacomo e “L’Italia artistica”; Simonetta La Barbera, Dall’erudizione alla storia dell’arte. Preliminari alla situazione siciliana (1890-1920); Carmelo Bajamonte, Temi di storiografia artistica in Sicilia negli anni di Malaguzzi Valeri; Roberta Cinà, «Tutto Egli raccoglieva e accoglieva nel museo…». Aspetti dell’attività di Antonino Salinas
Saluto di Andrea Emiliani.

Nel pomeriggio sarà data la possibilità ai partecipanti al convegno di visitare le seguenti esposizioni:
– ore 15.00, Museo Davia Bargellini, Strada Maggiore 44
Francesco Malaguzzi Valeri. Il Museo Davia Bargellini e il suo creatore, a cura di Silvia Battistini e Massimo Medica
– ore 16.15, Collezioni Comunali d’Arte, piazza Maggiore 6
Tra Corrado Ricci e Francesco Malaguzzi Valeri: pagine da “Emporium” e dalla Divina Commedia, a cura di Carla Bernardini e Lorena Cerasi.

Oro dai Visconti agli Sforza (mostra)

MOSTRA: Oro dai Visconti agli Sforza. Smalti e oreficeria nel Ducato di Milano, Museo Diocesano di Milano, 30 settembre 2011 – 29 gennaio 2012, a cura di PAOLA VENTURELLI. Catalogo della Silvana Editoriale (Cinisello Balsamo 2011).

La mostra intende esplorare, per la prima volta in Italia, l’evoluzione dell’arte orafa a Milano nei seocli XIV-XV, attraverso 60 capolavori, tra smalti, oggetti d’oreficeria sacra e profana, codici miniati provenienti dai più prestigiosi musei e istituzioni italiani e internazionali, come la National Gallery di Washington, il Louvre di Parigi, il Musée Massena di Nizza, la collezione Valencia de don Juan di Madrid, la Cattedrale di Essen (Germania). L’eccezionalità dell’esposizione è testimoniata dal fatto che, in virtù della loro fragilità, molti dei pezzi presentati escono per la prima volta dal museo che li conserva e dove, in alcuni casi per timore di essere danneggiati dalla luce, non vengono esposti al pubblico.

Poche corti possono eguagliare in sfarzo e ricchezza quella viscontea- sforzesca tra XIV e XV secolo. Il mecenatismo dei Visconti, alla fine del XIV secolo, rese Milano il centro artistico più attivo e importante dell’epoca, famoso in tutta Europa. Nel 1360, Galeazzo II Visconti fece erigere il castello di Pavia, trasformandolo ben presto in uno scrigno di volumi miniati dai più famosi maestri del tempo, quali Giovannino de’ Grassi e Michelino da Besozzo, qui presenti rispettivamente con il codice contenente l’Elogio funebre di Gian Galeazzo Visconti, raffigurante l’’Incoronazione a Duca di Gian Galeazzo Visconti’ (Bibliothèque Nationale di Parigi), e col foglio miniato illustrante la ‘Dama con falcone’ (Louvre).

Proprio a Gian Galeazzo Visconti (1351-1402) e alla figlia, la bella Valentina, sposa di Luigi d’Orléans (fratello del re di Francia), si legano alcuni gioielli, realizzati con la tecnica a smalto detta en ronde-bosse, in cui lo smalto è steso sopra l’oro lavorato a rilievo, creando così delle micro sculture, caratterizzate da soggetti naturalistici, anche in senso araldico, come la tortorella su un sole raggiato e il motto À bon droyt, che tradizione vuole sia stato creato da Francesco Petrarca. Dopo la morte dell’ultimo erede Visconti, Filippo Maria, che portò al grande saccheggio del Castello Visconteo e alla dispersione del tesoro, la tradizione orafa milanese seppe continuare anche sotto la dinastia degli Sforza, com’è testimoniato dal Tabernacolo realizzato per la cattedrale di Voghera (1456 circa; ora nelle Civiche Raccolte d’Arte Applicata del Castello Sforzesco di Milano), le cui forme tardogotiche ricordano l’architettura del Duomo di Milano.

Un rinnovato vigore segnò il ducato di Ludovico il Moro che ricostruì il tesoro dinastico, la cui bellezza e ricchezza riuscì a stupire una raffinata collezionista quale Isabella d’Este, signora di Mantova. Sono anni che vedono la presenza di Caradosso Foppa, maestro di Benvenuto Cellini, orefice abile nell’arte degli smalti, ma anche quella di Leonardo da Vinci che si dilettava nella creazione di cinture e borsette, studiando gli smalti e altri materiali per produrre perle finte e oggetti preziosi. Alcune opere in mostra ricordano il passaggio a Milano del genio toscano del Rinascimento, come la piccola anconetta del Museo Correr di Venezia, esposta per la prima volta, che cita la ‘Vergine delle rocce’, o la Pace con il ‘Cristo’ in smalto azzurrato proveniente da Lodi.

Proprio la tecnica a smalto è una delle caratteristiche più riconosciute dell’oreficeria visconteo-sforzesca. In particolare, gli artisti milanesi sperimentarono lo smalto “a pittura”, la cui qualità realizzativa spesso gareggiava con la miniatura. Ne è un esempio, il medaglione apribile arrivato dalla collezione Valencia de Don Juan di Madrid, con la ‘Deposizione della croce’ che si staglia sulla raffigurazione della basilica milanese di San Lorenzo, un’opera eseguita affinché il fedele potesse ripercorrere gli episodi della Passione di Cristo; o ancora il Tabernacolo Pallavicino (ante 1495), proveniente dal Museo Diocesano di Lodi, donato alla cattedrale della città dal vescovo Carlo Pallavicino, ricco di smalti e corredato da statuette d’argento, che si avvicinano alla bottega dei Mantegazza, grandi scultori del Rinascimento lombardo che dimostra quanto l’oreficeria sia in stretto dialogo con l’architettura del momento.

Attraverso una serie di cinture ravvivate da inserti smaltati, l’esposizione testimonia inoltre quanto gli artisti orafi contribuirono all’evoluzione della moda milanese, completando le invenzioni di Beatrice d’Este, la giovane moglie di Ludovico il Moro. E sempre legato alla figura di Beatrice è il raro codice, proveniente dalla Biblioteca Trivulziana di Milano, il Canzoniere per Beatrice d’Este, scritto dal poeta Gasparo Visconti (1495-1496). Chiudono idealmente l’esposizione i Tarocchi della Pinacoteca di Brera, carte da gioco, con fondo d’oro puntinato sul quale campeggiano personaggi abbigliati alla moda in uso nella corte del Ducato di Milano.

La mostra è stata recensita da PHILIP RYLANDS, in The Burlington Magazine, volume CLIV, January 2012, number 1306, pp. 60 e 61.

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Oro dai Visconti agli Sforza (catalogo)

Oro dai Visconti agli Sforza. Smalti e oreficeria nel Ducato di Milano, catalogo della mostra a cura di Paola Venturelli, Milano, Museo Diocesano, 30 settembre 2011 – 29 gennaio 2012, Cinisello Balsamo 2011 (Silvana Editoriale), 264 pagine, 159 foto a colori, 32 in bianco e nero, € 38,00.

Le spiccate esigenze di lusso e fasto della signoria milanese – analoghe a quelle delle principali casate d’Europa come Francia, Borgogna, Inghilterra, Baviera – resero necessaria la produzione di oggetti preziosi, sia destinati alla vita di corte sia a quella del culto. Con virtuosismi tecnici ineguagliabili e grande maestria gli orefici milanesi realizzarono oggetti dalla straordinaria bellezza, che spiccano ancora in particolare per l’uso sapiente delle tecniche smaltarie. Una tradizione artigiana che ha radici antichissime, e che ha portato alla creazione di ornamenti personali, vasellame da tavola, altaroli per la devozione privata, reliquiari, calici e tabernacoli, ma anche carte da gioco, come i celeberrimi ‘tarocchi viscontei’: oggetti che divennero veri e propri status symbol, segno tangibile di sfarzo e potere.

Il volume ripercorre questa straordinaria stagione, presentando sessanta pezzi di altissima qualità prodotti dalle botteghe artigiane di Milano, dalla seconda metà del Trecento – quando emerge, tra le personalità al servizio dei Visconti quella del miniatore Giovannino de’ Grassi – fino alla fine del Quattrocento, quando lavora Caradosso Foppa, orefice di fiducia di Ludovico il Moro, ampiamente elogiato tra gli altri da Benvenuto Cellini.

Sommario

Paolo Biscottini, Premessa (pp. 12-13)

Saggi:
Gigliola Soldi Rondinini, Visconti e Sforza: genesi di una corte (pp. 15-29)
Paola Venturelli, “Con bel smalto et oro”: Oreficerie del Ducato di Milano tra Visconti e Sforza (pp. 31-61)
Anna Melograni, Oro, battiloro, orefici e la produzione libraria tra Medioevo e Rinascimento (pp. 63-77)
Michela Barbot, Il valore economico degli oggetti di lusso nella corte viscontea e sforzesca (pp. 79-85)
Paolo Bensi, Materiali costitutivi e procedimenti esecutivi degli smalti italiani del XIV e XV secolo (pp. 87-95)
Lucia Miazzo, Problemi di restauro e di tecnica in opere lombarde con smalti del XV secolo (pp. 97-103)

Catalogo (pp. 105-241, nn. 1-57)

Documenti (pp. 242-245, nn. 1-4)
Bibliografia (pp. 247-263).

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Il Maestro di Pratovecchio a Brera

MOSTRA: Brera mai vista. Pittura di luce a Brera. La Madonna con il Bambino del Maestro di Pratovecchio, Pinacoteca di Brera, Sala XXXI (Via Brera 28, 20121 Milano), 13 maggio – 11 settembre 2011.

Dopo un’interruzione di tre anni, grazie al riconfermato sostegno di Intesa Sanpaolo riprende alla Pinacoteca di Brera l’iniziativa Brera mai vista, con la nuova veste editoriale di Skira. La formula è quella già sperimentata con successo nel ciclo precedente: presentazione di uno o due dipinti poco noti, in genere conservati nei depositi per motivi di spazio e di volta in volta raccontati in agili volumetti dagli storici dell’arte della Soprintendenza o da esperti esterni.

La ripresa è resa più solenne dall’esposizione di una novità assoluta vera e propria. Si tratta del recentissimo acquisto di una piccola ma preziosa tavola raffigurante la Madonna con il Bambino realizzata probabilmente intorno al 1445 dal Maestro di Pratovecchio. Quasi certamente destinata alla devozione privata, ci mostra una Madonna giovanissima dallo sguardo consapevolmente malinconico, serrata in una esigua nicchia dal fondo damascato, nell’atto di sostenere il Bambino benedicente. E’ un dipinto importante, noto fino ad ora soltanto attraverso una fotografia pubblicata da Roberto Longhi in un saggio dedicato a ricostruire la figura dell’autore.

L’anonimo, affascinante Maestro di Pratovecchio, che solo di recente si è potuto identificare con la figura storica di Giovanni di Francesco del Cervelliera, socio fra il 1440 e il 1442 di Filippo Lippi, testimonia bene le ricerche in atto nella pittura fiorentina nel quinto decennio del Quattrocento, attenta al rigore prospettico vestito di colori luminosi come nella Pala di Santa Lucia dei Magnoli di Domenico Veneziano, ma anche al chiaroscuro mobile, alle inquietudini dei personaggi di Filippo Lippi. Queste ricerche sono state nodali nella formazione di artisti significativi per la Pinacoteca milanese come i marchigiani Giovanni Boccati, Giovanni Angelo di Antonio e Fra Carnevale o come Piero della Francesca. Dunque, la piccola tavola ne diviene l’esemplificazione parlante, integrando con la sua presenza un’articolazione significativa delle raccolte.

Nel catalogo Skira si dà ampiamente conto proprio di questa importanza. Neville Rowley ripercorre la vicenda critica della specifica stagione pittorica fiorentina tra il 1440 ed il 1460, dalla riscoperta longhiana alle puntualizzazioni permesse prima dalla mostra Pittura di luce (Firenze, 1990), sotto la regia di Luciano Bellosi, e poi da quella dedicata a Fra Carnevale a Brera e al Metropolitan Museum. Matteo Mazzalupi invece analizza la Madonna con il Bambino di Brera alla luce del vivacissimo contesto della pittura fiorentina di quegli anni e fa il punto sull’identità anagrafica dell’autore, mentre Emanuela Daffra illustra le ragioni dell’acquisto. In occasione della mostra la tavola è stata oggetto ad opera di Paola Borghese di una cauta manutenzione, che ha avuto l’obiettivo di rendere l’opera godibile, mantenendo però leggibili tutte le tracce utili a ricostruirne la storia conservativa.

Orari: 8.30 -19.15 da martedì a domenica (la biglietteria chiude 45 minuti prima) chiuso lunedì.

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Pagine per pregare

MOSTRA: Pagine per pregare. Due secoli di Via Crucis a stampa nei libri di devozione, Milano, Museo dei Cappuccini (Viale Piave 2), 1 aprile – 1 maggio 2011.

In occasione del periodo di Quaresima, il Museo dei Cappuccini di Milano, presenta, con una mostra dedicata, una selezione di libretti per la via Crucis provenienti dalla cospicua collezione della Biblioteca Francescano – Cappuccina Provinciale di Milano.  Il tema conduttore è la spiritualità francescana,  considerando la vicinanza dell’Ordine al pio esercizio della via Crucis, grazie alla figura di san Leonardo da Porto Maurizio.

I libretti esposti, che sono stati  selezionati e presentati al pubblico per la prima volta, coprono un arco cronologico che va dalla prima metà dell’Ottocento fino alla fine del secolo scorso. Inoltre, l’esposizione, sarà l’ occasione per tornare ad ammirare i settecenteschi fogli incisi della Via crucis di Giandomenico Tiepolo facenti parte del patrimonio del Museo del Cappuccini di Milano che al termine della mostra, per circa 12 mesi, verrà ritirata per motivi di conservazione. Saranno esposti inoltre: altri preziosi fogli con Stazioni della Via Crucis incisi nel Settecento, la piccola tela con il Velo della Veronica attribuito al Guercino.

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XXII Mostra del libro antico

XXII Edizione della Mostra del libro antico, Milano, Palazzo della Permanente (Via Turati), 11-13 marzo 2011, organizzata dalla Fondazione Biblioteca di Via Senato.

La Mostra del Libro Antico è uno degli appuntamenti più attesi da bibliofili e collezionisti. Alla consueta esposizione di veri e propri gioielli bibliografici e artistici selezionati e proposti da circa 60 tra le migliori biblioteche antiquarie italiane e internazionali si affianca quest’anno una grande mostra che intende rendere omaggio a Pier Paolo Pasolini nel trentacinquesimo anniversario della morte, attraverso 70 prime edizioni di suoi libri e circa 100 foto “rubate” scattate allo scrittore da diversi fotografi.

Diversi i filoni da seguire per gli appassionati e i curiosi della mostra-mercato: dagli incunaboli di fine ‘400 ai libri miniati del Rinascimento, dalle fotografie ai documenti delle avanguardie del ‘900, dalla letteratura al teatro, dall’arte alla storia. Tra le opere sopravvissute al passaggio dei secoli spiccano edizioni rare di classici come la “Ventisettana” del Decameron di Giovanni Boccaccio, stampata a Firenze nel 1527 (Chartaphilus), la prima edizione in lingua italiana del Don Chisciotte di Miguel de Cervantes del 1622 (Galleria Gilibert), le favole di Esopo pubblicate a Venezia nel 1505 (Malavasi) e la prima edizione (1490) del Convivio di Dante Alighieri (Pregliasco).

Non mancano i libri scientifici, comprendenti i trattati di medicina: il De humani corporis fabrica libri septem di Andreas Vesalius, risalente al 1555, presentato da Meda Riquier – Londra; il De formatione ovi et pulli tractatus (Govi), studio del 1621 sui ventiquattro giorni di incubazione di un pollo; o ancora il Prodigiorum ac ostentorum cronico, raccolta del 1557 di fenomeni scientifici e anomalie della natura (Perini).

Oltre alla scienza, non mancano la spiritualità e la religione: la versione illustrata e in francese del Cantico dei Cantici, realizzata nel 1925 a Parigi in centodieci copie da François Louis Schmied (Sims Reed – Londra), la legatura dell’Uffizio della B.V. Maria per tutti i tempi del’anno di Alessandro Mazzinelli (1783, Prometheos) e un’edizione londinese della Bibbia del 1628 (Archetypon).

Grande spazio è riservato alla rievocazione storica, come nelle tavole incise all’acquatinta presentate da Il Polifilo, che raccolgono i costumi indossati dai lavoratori “sulla strada” a Milano nella prima metà dell’Ottocento ripresi da Angelo Biasioli, o nelle fotografie di Roma scattate dai fratelli D’Alessandri nel 1887 (Bongiorno). E ancora nella veduta del Monte Bianco dal versante francese del 1790, proposta nello stand di Sergio Trippini.

Notevoli l’edizione del 1748 de L’Esprit des lois di Montesquieu presentata da Lex Antiqua, la guida alla navigazione scritta nel 1692 da Antonio de Gaztañeta (Bardon Mesa – Madrid), la Grammaire Turque (Il Polifilo), primo libro stampato in caratteri latini in una tipografia di Costantinopoli nel 1730; le stampe giapponesi del Settecento esposte da Lella & Gianni Morra.

All’insegna del viaggio attraverso la storia e la cultura di molti paesi e in occasione della mostra, la Libreria Pontremoli presenta inoltre il primo numero della nuova rivista annuale EDAL (Egyptian & Egyptological Documents Archives Libraries), promossa dal Dipartimento di Egittologia del’Università di Milano e firmata da alcuni dei più autorevoli esperti dei circa 200 dipartimenti di egittologia presenti al mondo. Alla presentazione, si affianca un’esposizione di fotografie, documenti d’archivio, disegni e testi antichi dedicati alla terra del Nilo.

Trasversalità geografica, ma anche trasversalità multimediale, come dimostrano alcune delle collezioni più recenti presenti alla mostra: gli anni ’60 rivissuti attraverso le foto, i libri, le riviste e i dischi d’epoca proposti da Giorgio Maffei; i fumetti di Andrea Pazienza, nelle edizioni rare raccolte da Little Nemo; il Futurismo di Pontremoli con un catalogo di oltre duecento pezzi tra grafica, design, pubblicità, documenti storici e materiale d’archivio; il mondo fantastico di Alice nel paese delle meraviglie catturato e riprodotto in nove illustrazioni originali su tela dall’artista Antonio Saliola per il volume (disponibile in sole 30 copie) presentato da Giuseppe Zanasi.

Tra i volumi in mostra opere significative, come il manoscritto miniato Libro d’ore ad uso di Parigi presentato da Giuseppe Solmi e risalente al 1410-1415; e l’incunabolo Liber Chronicarum di Hartmann Schedel del 1493 (Rambaldi). Importante la raccolta di autori greci e latini di Giambattista Bodoni stampata a Parma nel 1780 (Tusculum – Londra). Dieci incisioni di Jorn Asger compongono infine la Suite sur un Japon pour un livre qui n’existe pas del 1970, di cui lo Studio Bibliografico Marini propone una delle quindici copie esistenti, mentre la Libreria Lim Antiqua presenta una lettera autografa datata 1833 del compositore Vincenzo Bellini all’amico ed editore milanese Giovanni Ricordi.

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