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Arte a Milano nel Trecento

CONFERENCES: Arte a Milano nel Trecento. Intorno a Santa Maria di Brera, ciclo di conferenze a cura di Sandrina Bandera e Serena Romano, Milano, Pinacoteca di Brera (Via Brera 28; tel. 02-72263266). Le conferenze si terranno alle ore 17.30.

La Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Milano, in collaborazione con il SNF Sinergia Project Constructing Lombard Identity delle Università di Losanna, Ginevra, Zurigo e EPFL di Losanna propone un ciclo di conferenze incentrato sulle arti a Milano e in Lombardia nel XIV secolo, nel quadro di un più generale progetto di valorizzazione e promozione della conoscenza dell’antica chiesa di Santa Maria di Brera, che nei secoli ha subito varie trasformazioni ed è oggi inglobata nella struttura architettonica del Palazzo di Brera.

L’obiettivo della collaborazione tra la Soprintendenza e il consorzio universitario elvetico è avviare una riflessione scientifica sul contesto storico, culturale e artistico in cui vide la luce questo monumento che rappresenta le origini di Brera, e che è ancora ricco di testimonianze importanti. Interverranno, di volta in volta, studiosi che hanno indagato vari aspetti della letteratura, dell’architettura e delle manifestazioni figurative di un’epoca che ha lasciato prove indiscusse di una cultura raffinata, quale fu quella dei Visconti, aperta alle novità e in stretto rapporto con il Gotico d’Oltralpe, fortemente segnata dalla presenza a Milano del Petrarca e culturalmente molto avanzata, sia sul piano delle tecniche che su quello espressivo. Il ciclo di lezioni si chiuderà, nel mese di giugno, con una visita alla chiesa di Santa Maria di Brera a cura della Soprintendente Sandrina Bandera; l’evento, organizzato in collaborazione con l’Accademia di Brera, rappresenterà una preziosa occasione per conoscere e ammirare gli affreschi di Giusto de’ Menabuoi.

PROGRAMMA
19 novembre 2012
Fabio Frezzato (CSG Palladio, Vicenza) e Daniele Pescarmona (Soprintendenza per i Beni Storico-Artistici, Brera), Intorno alle tecniche pittoriche impiegate nei cantieri trecenteschi in Lombardia e nell’Italia settentrionale: spunti per una recensio dei risultati delle indagini scientifiche

21 gennaio 2013
Laura Cavazzini (Università di Messina), Scultori a Milano nel Trecento

11 febbraio 2013
Marco Rossi (Università Cattolica del Sacro Cuore), Naturalismo, disegno tardogotico e invenzioni fantastiche in Giovannino de’ Grassi

4 marzo 2013
Simone Albonico (Università di Losanna), Oggetti dimenticati. Un’opera proposta ai Visconti in un manoscritto di lusso

15 aprile 2013
Damien Cerutti (Università di Losanna),“Lo chiamarono per sopranome scimia della natura”. Stefano fiorentino e il giottismo in Lombardia

20 maggio 2013
Maria Teresa Fiorio (Università degli Studi di Milano) e Graziano Alfredo Vergani (Università degli Studi di Macerata), Giovanni di Balduccio e la facciata di S. Maria di Brera

10 giugno 2013
Serena Romano (Università di Losanna) e Pier Nicola Pagliara (Università degli Studi Roma TRE), Palazzi viscontei a Milano: modelli architettonici e invenzioni pittoriche

giugno 2013 (data da definire)
Sandrina Bandera, Soprintendente per i Beni Storico-Artistici, Milano
Visita conclusiva alla chiesa di Santa Maria di Brera in collaborazione con l’Accademia di Brera.

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Bramantino a Milano (catalogo)

CATALOGUE: Bramantino a Milano, catalogo della mostra a cura di Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa e Marco Tanzi, Milano, Castello Sforzesco, 16 maggio – 25 settembre 2012, Milano 2012 (Officina Libraria), 374 pagine, € 34,00.

A Milano si conserva il nucleo più cospicuo esistente al mondo di opere di Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino, il più grande artista lombardo del Rinascimento: dipinti su tavola e su tela, arazzi tratti da suoi cartoni, disegni, affreschi e l’unica architettura che gli riuscì di costruire. Milano è dunque la sede naturale per la prima esposizione monografica dedicata a questo artista, amato dalla critica del Novecento e dalle avanguardie, ma privo fino ad oggi di una pubblicazione aggiornata e approfondita.

La mostra al Castello Sforzesco, dove si conservano il grande murale con l’Argo nella sala del Tesoro e lo straordinario Ciclo di arazzi con i Mesi eseguito entro il 1509 per Gian Giacomo Trivulzio, riallestito in modo permanente secondo la giusta sequenza di presentazione nella sala della Balla, è l’occasione per lanciare una nuova politica culturale di mostre di ricerca volta a far scoprire ai cittadini l’inestimabile patrimonio misconosciuto, e per rimettere a posto un capitolo fondamentale della storia dell’arte italiana.

Gli strumenti presentati nel libro per arrivare a una nuova comprensione critica dell’artista sono il rigore storiografico, volto a bonificare la bibliografia, unito a un linguaggio accessibile, che evita le lambiccate interpretazioni iconologiche alle quali la natura “misteriosa” delle composizioni del Bramantino ha spesso dato adito; la campagna fotografica appositamente realizzata da Mauro Magliani, che per la prima volta illustra a colori con oltre 140 tavole le 31 opere in mostra; e un’approfondita ricerca documentaria che ha portato alla luce oltre 260 documenti, commentati nel regesto. Ne sono emerse novità fondamentali, come la datazione del Trittico di San Michele dell’Ambrosiana al 1505, uno dei pochi punti fermi nella cronologia dell’artista, e la sua corretta collocazione originaria, nella chiesa di San Michele in corso di Porta Nuova e non in San Michele alla Chiusa. E la fitta rete di rapporti di committenza che lega il Bramantino a personaggi di spicco della Milano francese, dal Trivulzio al conte di Ligny, per il quale Bramantino dipinse il Ciclo con le Muse nel Castello di Voghera, scoperte soltanto 15 anni fa.

Di origini bergamasche, documentato dal 1480 e morto nel 1530, Bramantino deriva il soprannome dal rapporto con il marchigiano Bramante, pittore e architetto alla corte di Ludovico il Moro. Dagli esordi, documentati, come apprendista orafo, in sintonia con le ricerche più avanzate del suo tempo, come mostra la giovanile Adorazione dei pastori della Pinacoteca Ambrosiana di sapore ferrarese, alle prove prospettiche ammirate dal Vasari nel Compianto già sulla facciata della chiesa di San Sepolcro; dal gigantismo bramantesco dell’Argo, al confronto a viso aperto, e senza mai chinare lo sguardo, con Leonardo, che intride il Trittico di San Michele; dalle inesauribili e insuperate invenzioni dei Mesi alla chiamata a Roma per affrescare quella che subito dopo diverrà la Stanza di Eliodoro; dagli abbracci colti da un’istantanea degli Apostoli nella Pentecoste di Mezzana, al languore giorgionesco del San Sebastiano della raccolta Rasini, per finire con l’enigmatica Cappella Trivulzio, la grandezza e l’originalità del Bramantino saranno finalmente sotto gli occhi di tutti.

Sommario

* Giovanni Romano, Per la tutela della storia lombarda (pp. 17-19)
* Giovanni Agosti, Bramantino a Milano (pp. 21-79)
Ragioni, politiche, di questa mostra
Le ragioni del Bramantino
Ragioni, scientifiche, di questa mostra

* Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, Ragioni bibliografiche (pp. 81-87)

Catalogo (pp. 89-297)
Regesto dei documenti, a cura di Roberto Cara (pp. 299-340)
Bibliografia (pp. 341-361)
Indice dei nomi (pp. 362-374).

Bramantino a Milano (mostra)

EXHIBITION: Bramantino a Milano, Castello Sforzesco, Sala del Tesoro e Sala della Balla, 6 maggio – 25 settembre 2012.  Orario: martedì – domenica, 10.00-17.00. Chiuso il lunedì. Ingresso gratuito.

L’esposizione, curata da Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa e Marco Tanzi, si articola nelle due grandi Sale del Castello sforzesco che ospitano già importanti lavori dell’artista: la Sala del Tesoro dove domina l’Argo, il grande affresco realizzato intorno al 1490 e destinato a vegliare sul tesoro sforzesco, e la soprastante Sala della Balla, che accoglie i dodici arazzi Trivulzio.

Pittore bergamasco, documentato dal 1480 e morto nel 1530, Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino, deve il suo peculiare soprannome al rapporto con il marchigiano Bramante, pittore e architetto alla corte di Ludovico il Moro.

Scopo della mostra è quello di presentare, in ordine cronologico, le opere dell’artista esistenti in città e normalmente collocate in sedi differenti. Nella Sala del Tesoro, attorno all’Argo, sono esposte una ventina di opere, dipinti e disegni, che provengono da raccolte pubbliche e private di Milano e che permettono di seguire lo svolgimento della carriera del Bramantino, dalla giovanile Adorazione del Bambino della Pinacoteca Ambrosiana al San Sebastiano di una raccolta privata, dal Noli me tangere delle Civiche Raccolte d’Arte Antica alla Madonna con il Bambino e angeli della Pinacoteca di Brera. Nella Sala della Balla, invece, un allestimento completamente nuovo dispone i dodici grandi arazzi, dedicati ai mesi dell’anno, in modo che si leghino tra loro nella sequenza dei gesti e delle stagioni.

Con il patrocinio del FAI (Fondo Ambiente Italiano), sono state organizzate aperture straordinarie del Castello di Voghera dove si conserva un importante ciclo di affreschi del Bramantino. Le aperture straordinarie sono previste ogni 1° e 3° sabato del mese a partire dal 2 giugno e precisamente: 2 e 16 giugno, 7 e 21 luglio, 4 e 18 agosto, 1 e 15 settembre. Orario: 10.00-17.00 (non serve la prenotazione).

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Il nuovo Evangelario Ambrosiano

EXHIBITION: La bellezza nella parola. Il nuovo Evangeario Ambrosiano, Milano, Palazzo Reale (Piazza Duomo 12), Chiesa San Raffaele (via San Raffaele 4) e Galleria San Fedele (via Hoepli 3), 5 novembre – 22 dicembre 2011. Catalogo: Silvana Editoriale.

Promossa dal Comune di Milano, Cultura, Expo, Moda, Designe Palazzo Reale e organizzata dall’Arcidiocesi di Milano, la mostra presenta il nuovo Evangeliario Ambrosiano per cui i maestri dell’arte contemporanea Nicola De Maria, Mimmo Paladino, Ettore Spalletti, il fotografo Giovanni Chiaramonte e due giovani artisti, Nicola Samorì e Nicola Villa, hanno realizzato la coperta e le 73 tavole. I quartini, che riportano l’illustrazione di diversi brani evangelici, verranno poi rilegati nel volume originale destinato all’uso liturgico del Duomo.

Accanto alle tavole sono esposti, per la prima volta insieme, capolavori d’arte antica di rara bellezza. Si tratta di una serie straordinaria di coperte in oro e argento, impreziosite con smalti e gemme, e di evangeliari manoscritti e miniati, con inchiostro, oro e porpora, a testimonianza di una millenaria tradizione di fede e di cultura, che il nuovo Evangeliario Ambrosiano intende riprendere e rinnovare per dare forma contemporanea di bellezza alla Parola eterna dei Vangeli.

La mostra costituisce per la città di Milano, la sua Diocesi e il più ampio ambito ambrosiano un evento unico, di straordinario valore storico, artistico e culturale: il percorso, infatti, vede coinvolte anche la Chiesa di San Raffaele, dedicata al silenzio e alla preghiera, dove è esposta una croce appositamente realizzata per l’occasione, e la Galleria San Fedele dove, fino al 22 dicembre, è possibile ammirare una selezione di bozzetti e opere significative dei sei artisti.

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Convegno su Francesco Malaguzzi Valeri

CONFERENCE: Francesco Malaguzzi Valeri (1867-1928). Tra storiografia artistica, museo e tutela, convegno di studi: Bologna e Milano, 19-21 ottobre 2011. Contatto: luca.ciancabilla@unibo.it

Francesco Malaguzzi Valeri è stato, tra la fine dell’Ottocento e il primo quarto del Novecento, uno dei protagonisti nello studio, la tutela e la salvaguardia del patrimonio artistico italiano della Nuova Italia. Attivo, dapprima, presso l’Archivio di Stato di Milano e nella Pinacoteca di Brera, si trasferì successivamente a Bologna, dove diresse la Regia Pinacoteca e dove fu Soprintendente alle Gallerie di Bologna e della Romagna. Nei molteplici interventi e saggi storiografici, ha contribuito a ricostruire le vicende di svariati artisti lombardi ed emiliani rinascimentali e dell’età barocca: dall’architettura alla pittura; dalla scultura alla miniatura, al disegno; ha rivisitato, inoltre, diversi settori delle arti “industriali”; ha esplorato la storia del collezionismo; ha avviato importanti azioni di catalogazione e schedatura di opere sul territorio; si è infine dedicato al riallestimento museografico. Le sue ricerche, sulla linea dei più insigni storici dell’arte italiani a lui contemporanei, fra cui Adolfo Venturi, Corrado Ricci e Guido Cagnola, si sono caratterizzate per il rigore filologico, sostenuto da una strenua ricerca archivistico-documentaria; con originali aperture, sulla linea del filone di studi proprio della cultura tedesca, ad una storia dell’arte scientifica, intesa come storia della cultura.

Programma

Mercoledì, 19 ottobre 2011
Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore (Aula via Nirone 15)
Il contributo di Francesco Malaguzzi Valeri alla Storia del rinascimento artistico lombardo
ore 9, 30 – Introduce e presiede Gianni Carlo Sciolla
Interventi: Alessandro Rovetta, “Rassegna d’Arte” come cantiere per “La corte di Ludovico il Moro”; Pietro C. Marani, Malaguzzi Valeri e Leonardo; Richard Schofield, Malaguzzi Valeri e Bramante; Marco Rossi, Malaguzzi Valeri e i pittori lombardi del Quattrocento; Jessica Gritti, L’architettura alla corte di Lodovico il Moro; Maria Grazia Albertini Ottolenghi, Gli studi di Malaguzzi Valeri sulla scultura lombarda; Paola Venturelli, Malaguzzi Valeri e l’oreficeria sforzesca; Laura Aldovini, «Per ravvivar croci e calici, tabernacoli e paci»: Malaguzzi Valeri e i nielli lombardi al tempo di Ludovico il Moro

Milano, Pinacoteca di Brera (Sala della Passione, Via Brera 28)
ore 15,30 – Introduce e presiede Sandrina Bandera
Interventi: Francesca Tasso, Malaguzzi Valeri, le arti applicate e le raccolte del Museo Municipale; Simone Ferrari, Malaguzzi Valeri e l’incisione nell’età di Ludovico il Moro; Federico Pecchenini, Moda e decorazione tessile ne “La corte di Ludovico il Moro”; Cristina Giannini; Attilio Steffanoni conoscitore e antiquario. Un diario inedito

Malaguzzi Valeri: la Pinacoteca di Brera e il territorio
Interventi: Sandra Sicoli, L’Ispettore Malaguzzi Valeri alla Pinacoteca di Brera: un decennio di attività (1903-1914); Letizia Lodi, Francesco Malaguzzi Valeri e Luca Beltrami nella storia della tutela lombarda; Amalia Pacia, Malaguzzi Valeri e il territorio lombardo; Giampaolo Angelini, Malaguzzi Valeri in Valtellina e Alto Lario; Simonetta Coppa, Malaguzzi Valeri in Valle Intelvi

Giovedì, 20 ottobre
Bologna, Pinacoteca Nazionale (Aula Cesare Gnudi, Via delle Belle Arti 56)
ore 9,30 – Introduce Luigi Ficacci; Presiede Vera Fortunati
Interventi: Gianni Carlo Sciolla, Tra Kunstwissenschafte Kunstgeschichte als Kulturgeschichte: Francesco Malaguzzi Valeri, le ricerche storico artistiche e l’impegno per la tutela e la conservazione in Italia e in Europa tra 1890 e 1920

Francesco Malaguzzi Valeri: la formazione e la prima attività tra Reggio Emilia e Bologna
Interventi: Elena Corradini, Francesco Malaguzzi Valeri: le ricerche storico-artistiche a Reggio Emilia; Carla Bernardini, Le radici bolognesi di Malaguzzi Valeri fra cultura del patrimonio e ricerca storica; Lorena Cerasi, Malaguzzi Valeri archivista a Bologna; Massimo Medica, Malaguzzi Valeri e i primi studi sulla miniatura bolognese; Anna Maria Matteucci, Malaguzzi Valeri e lo stile di transizione nell’architettura bolognese; Valeria Rubbi, Malaguzzi Valeri: un carteggio inedito con Bernard Berenson; Mark Gregory D’Apuzzo, Malaguzzi Valeri e la scultura rinascimentale a Bologna; Cecilia Cavalca, Pale d’altare, cornici. Francesco Malaguzzi Valeri e il Rinascimento a Bologna: una nota

Malaguzzi Valeri: il rientro a Bologna tra storiografia e impegno museale
ore 15.00 – Presiede Massimo Medica:
Interventi: Gian Piero Cammarota, Malaguzzi Valeri, Direttore e Soprinten- dente; Marinella Pigozzi, Malaguzzi Valeri e Igino Benvenuto Supino: foto per la ricerca e la didattica; Paolo Giuliani, Storia di una restituzione. Il fondo fotografico Malaguzzi Valeri; Donatella Biagi Maino, Malaguzzi Valeri, le due anime del Settecento e il congresso mondiale di filosofia a Bologna; Silvia Battistini, Malaguzzi Valeri e il Museo Davia Bargellini; Luca Ciancabilla, Bologna “Mecca” degli antiquari. “L’affaire” Malaguzzi Valeri

Venerdì, 21 ottobre
Bologna, Museo Civico Medievale (Sala del Lapidario, Via Manzoni 4)
Erudizione e storia della cultura nelle ricerche storico artistiche in alcune regioni italiane tra Ottocento e Novecento
ore 9.00 – Presiede Daniele Benati
Interventi: Fabrizio Fantino e Laura Gallo, Da Francesco Gamba a Lorenzo Rovere. La situazione degli studi storico-artistici in Piemonte tra Otto e Novecento; Franco Bernabei,  Introduzione agli studi di storia dell’arte nel Veneto tra Otto e Novecento; Marta Nezzo, Ambientazione della storia come regia di una memoria identitaria: la Kulturgeschichte di Pompeo Molmenti; Giuliana Tomasella, Per una nuova fruizione del patrimonio artistico padovano: l’azione di Andrea Moschetti; Emanuele Pellegrini, Le opere e le fonti: la Toscana tra medioevi e rinascenze; Cecilia Prete, Le Marche ai tempi di Malaguzzi Valeri: da Anselmo Anselmi a Luigi Serra; Cristina Galassi, Un episodio umbro di Kulturgeschichte: “Le arti e le lettere alla corte dei Trinci” (1888) di Michele Faloci Pulignani; Rosanna Cioffi, Introduzione agli studi di storia dell’arte in Campania tra Otto e Novecento; Nadia Barrella, Storia delle arti, delle industrie, del Regno: Benedetto Croce e le proposte di musealizzazione del Palazzo Reale di Napoli nei primi decenni del XX secolo; Almerinda di Benedetto, Salvatore di Giacomo e “L’Italia artistica”; Simonetta La Barbera, Dall’erudizione alla storia dell’arte. Preliminari alla situazione siciliana (1890-1920); Carmelo Bajamonte, Temi di storiografia artistica in Sicilia negli anni di Malaguzzi Valeri; Roberta Cinà, «Tutto Egli raccoglieva e accoglieva nel museo…». Aspetti dell’attività di Antonino Salinas
Saluto di Andrea Emiliani.

Nel pomeriggio sarà data la possibilità ai partecipanti al convegno di visitare le seguenti esposizioni:
- ore 15.00, Museo Davia Bargellini, Strada Maggiore 44
Francesco Malaguzzi Valeri. Il Museo Davia Bargellini e il suo creatore, a cura di Silvia Battistini e Massimo Medica
- ore 16.15, Collezioni Comunali d’Arte, piazza Maggiore 6
Tra Corrado Ricci e Francesco Malaguzzi Valeri: pagine da “Emporium” e dalla Divina Commedia, a cura di Carla Bernardini e Lorena Cerasi.

Oro dai Visconti agli Sforza (mostra)

MOSTRA: Oro dai Visconti agli Sforza. Smalti e oreficeria nel Ducato di Milano, Museo Diocesano di Milano, 30 settembre 2011 – 29 gennaio 2012, a cura di PAOLA VENTURELLI. Catalogo della Silvana Editoriale (Cinisello Balsamo 2011).

La mostra intende esplorare, per la prima volta in Italia, l’evoluzione dell’arte orafa a Milano nei seocli XIV-XV, attraverso 60 capolavori, tra smalti, oggetti d’oreficeria sacra e profana, codici miniati provenienti dai più prestigiosi musei e istituzioni italiani e internazionali, come la National Gallery di Washington, il Louvre di Parigi, il Musée Massena di Nizza, la collezione Valencia de don Juan di Madrid, la Cattedrale di Essen (Germania). L’eccezionalità dell’esposizione è testimoniata dal fatto che, in virtù della loro fragilità, molti dei pezzi presentati escono per la prima volta dal museo che li conserva e dove, in alcuni casi per timore di essere danneggiati dalla luce, non vengono esposti al pubblico.

Poche corti possono eguagliare in sfarzo e ricchezza quella viscontea- sforzesca tra XIV e XV secolo. Il mecenatismo dei Visconti, alla fine del XIV secolo, rese Milano il centro artistico più attivo e importante dell’epoca, famoso in tutta Europa. Nel 1360, Galeazzo II Visconti fece erigere il castello di Pavia, trasformandolo ben presto in uno scrigno di volumi miniati dai più famosi maestri del tempo, quali Giovannino de’ Grassi e Michelino da Besozzo, qui presenti rispettivamente con il codice contenente l’Elogio funebre di Gian Galeazzo Visconti, raffigurante l’’Incoronazione a Duca di Gian Galeazzo Visconti’ (Bibliothèque Nationale di Parigi), e col foglio miniato illustrante la ‘Dama con falcone’ (Louvre).

Proprio a Gian Galeazzo Visconti (1351-1402) e alla figlia, la bella Valentina, sposa di Luigi d’Orléans (fratello del re di Francia), si legano alcuni gioielli, realizzati con la tecnica a smalto detta en ronde-bosse, in cui lo smalto è steso sopra l’oro lavorato a rilievo, creando così delle micro sculture, caratterizzate da soggetti naturalistici, anche in senso araldico, come la tortorella su un sole raggiato e il motto À bon droyt, che tradizione vuole sia stato creato da Francesco Petrarca. Dopo la morte dell’ultimo erede Visconti, Filippo Maria, che portò al grande saccheggio del Castello Visconteo e alla dispersione del tesoro, la tradizione orafa milanese seppe continuare anche sotto la dinastia degli Sforza, com’è testimoniato dal Tabernacolo realizzato per la cattedrale di Voghera (1456 circa; ora nelle Civiche Raccolte d’Arte Applicata del Castello Sforzesco di Milano), le cui forme tardogotiche ricordano l’architettura del Duomo di Milano.

Un rinnovato vigore segnò il ducato di Ludovico il Moro che ricostruì il tesoro dinastico, la cui bellezza e ricchezza riuscì a stupire una raffinata collezionista quale Isabella d’Este, signora di Mantova. Sono anni che vedono la presenza di Caradosso Foppa, maestro di Benvenuto Cellini, orefice abile nell’arte degli smalti, ma anche quella di Leonardo da Vinci che si dilettava nella creazione di cinture e borsette, studiando gli smalti e altri materiali per produrre perle finte e oggetti preziosi. Alcune opere in mostra ricordano il passaggio a Milano del genio toscano del Rinascimento, come la piccola anconetta del Museo Correr di Venezia, esposta per la prima volta, che cita la ‘Vergine delle rocce’, o la Pace con il ‘Cristo’ in smalto azzurrato proveniente da Lodi.

Proprio la tecnica a smalto è una delle caratteristiche più riconosciute dell’oreficeria visconteo-sforzesca. In particolare, gli artisti milanesi sperimentarono lo smalto “a pittura”, la cui qualità realizzativa spesso gareggiava con la miniatura. Ne è un esempio, il medaglione apribile arrivato dalla collezione Valencia de Don Juan di Madrid, con la ‘Deposizione della croce’ che si staglia sulla raffigurazione della basilica milanese di San Lorenzo, un’opera eseguita affinché il fedele potesse ripercorrere gli episodi della Passione di Cristo; o ancora il Tabernacolo Pallavicino (ante 1495), proveniente dal Museo Diocesano di Lodi, donato alla cattedrale della città dal vescovo Carlo Pallavicino, ricco di smalti e corredato da statuette d’argento, che si avvicinano alla bottega dei Mantegazza, grandi scultori del Rinascimento lombardo che dimostra quanto l’oreficeria sia in stretto dialogo con l’architettura del momento.

Attraverso una serie di cinture ravvivate da inserti smaltati, l’esposizione testimonia inoltre quanto gli artisti orafi contribuirono all’evoluzione della moda milanese, completando le invenzioni di Beatrice d’Este, la giovane moglie di Ludovico il Moro. E sempre legato alla figura di Beatrice è il raro codice, proveniente dalla Biblioteca Trivulziana di Milano, il Canzoniere per Beatrice d’Este, scritto dal poeta Gasparo Visconti (1495-1496). Chiudono idealmente l’esposizione i Tarocchi della Pinacoteca di Brera, carte da gioco, con fondo d’oro puntinato sul quale campeggiano personaggi abbigliati alla moda in uso nella corte del Ducato di Milano.

La mostra è stata recensita da PHILIP RYLANDS, in The Burlington Magazine, volume CLIV, January 2012, number 1306, pp. 60 e 61.

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