Entries Tagged as 'Giotto'

Il giovane Duccio e la formazione di Giotto

Duccio

LECTURE: Andrea De Marchi, Il giovane Duccio, un saggio di Struktiver Illusionismus e la formazione di Giotto, Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut, Palazzo Grifoni Budini Gattai, Via dei Servi 51, Firenze, 16 febbraio 2016, ore 18:00.

Un rilievo sistematico dei resti di affreschi ducceschi nella cappella di San Gregorio in Santa Maria Novella, in origine affidata ai Laudesi, condotto insieme con Federica Corsini, ha permesso di ricostruire virtualmente la facies complessiva di una decorazione che univa l’illusione di finte architetture, in accordo con la qualificazione esterna laterizia della stessa basilica, e di finte stoffe a reticoli stellari, in un intarsio che aveva soprendenti analogie con la pala d’altare di Westminster Abbey.

Alla metà degli anni ottanta del Duecento il giovane Duccio in questi affreschi più ancora che nella Maestà ora agli Uffizi dialogava strettamente con la sfida illusionistica della pittura oltremontana, in anticipo sul cantiere della basilica superiore di San Francesco ad Assisi. Collegato è il problema della destinazione della grande Maestà, che interagiva puntualmente con queste pitture murali: nondimeno si può argomentare che tale destinazione fosse pensata come provvisoria, mentre il cantiere architettonico della navata era ancora in fieri, in un momento in cui il transetto destro funzionava pro tempore come ecclesia laicorum, cui si accedeva dalla prospicente porta con l’iscrizione che commemora la rifondazione ad opera del cardinale Latino Malabranca nel 1279.

Lo schema d’insieme, con due finte edicole ai lati della finestra chiuse en gâble, ospitanti probabilmente le figure di San Pietro martire e di San Domenico, pone la premessa per le cappelle giottesche in Santa Croce. Da questo punto di vista si può ripensare tutto il problema del rapporto iniziale che in quegli anni legò Duccio al giovane Giotto, riconsiderando in tale contesto la genesi di un nuovo sistema degli ornati e di un moderno concetto di Struktiver Illusionismus, il problema attributivo della Madonna col Bambino di Castelfiorentino e degli affreschi dei registri superiori della seconda campata della basilica assisiate.

Per saperne di più

Giotto a Palazzo Reale (Milano)

Giotto

EXHIBITION: Giotto, l’Italia, Palazzo Reale, Piazza del Duomo 12, Milano. Date: 2 settembre 2015 – 10 gennaio 2016. A cura di Pietro Petraroia (Éupolis Lombardia) e Serena Romano (Università di Losanna).

La mostra a Palazzo Reale riunisce 14 opere, prevalentemente su tavola, nessuna delle quali prima esposta a Milano: una sequenza di capolavori assoluti mai riuniti tutti insieme in una esposizione. Ognuno di essi ha provenienza accertata e visualizza quindi il tragitto compiuto da Giotto attraverso l’Italia del suo tempo, in circa quarant’anni di straordinaria attività.

Si attraverseranno dapprima le sale dedicate alle opere giovanili: il frammento della Maestà della Vergine da Borgo San Lorenzo e la Madonna da San Giorgio alla Costa documentano il momento in cui il giovane Giotto era attivo tra Firenze e Assisi. Poi il nucleo dalla Badia fiorentina, con il polittico dell’altar maggiore, attorno al quale saranno ricomposti alcuni frammenti della decorazione affrescata che circondava lo stesso altare.

La tavola con Dio Padre in trono proviene dalla cappella degli Scrovegni e documenta la fase padovana del maestro. Segue poi lo straordinario gruppo che inizia dal Polittico bifronte destinato alla cattedrale fiorentina di Santa Reparata, e che ha il suo punto d’arrivo nel Polittico Stefaneschi, il capolavoro dipinto per l’altar maggiore della basilica di San Pietro in Vaticano. Accanto al polittico è esposto, evento straordinario, il frammento affrescato con due teste di apostoli o santi, proveniente dalla basilica di San Pietro, opera di Giotto anch’essa commissionata dal cardinal Stefaneschi.

Il percorso espositivo si completa con i dipinti della fase finale della carriera del maestro, che precedono di poco le sue opere milanesi nel palazzo di Azzone Visconti: il Polittico Baroncelli dall’omonima cappella della basilica di Santa Croce a Firenze, che grazie a questa mostra verrà temporaneamente ricongiunto con la sua cuspide, raffigurante il Padre Eterno, conservata nel museo di San Diego in California; e il Polittico di Bologna, che Giotto dipinse nel contesto del progetto di ritorno in Italia, a Bologna, della corte pontificia allora ad Avignone.

Prestiti così straordinari si devono alla collaborazione lungimirante di istituzioni e proprietari, tra cui un ruolo determinante è stato quello dei Musei Vaticani, e al supporto scientifico e tecnico di molti uffici e istituti del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

Per saperne di più

Giotto e i francescani

BOOK: Julian Gardner, Giotto e i francescani, Tre paradigmi di committenza, Traduzione e presentazione di Serena Romano (La storia dell’arte. Temi, 1), Roma 2915 (Viella), pp. 160, 16 tav. col. f.t., € 20,40.

Alcune delle più importanti imprese pittoriche “francescane” di Giotto e della sua vasta bottega (a Pisa, Firenze e Assisi) sono qui studiate da uno dei maggiori esperti internazionali di arte italiana del Trecento. L’analisi di questi dipinti non è condotta tanto sotto il profilo stilistico e filologico, quanto piuttosto come chiave per comprendere le congiunture storiche e politiche, anche drammatiche, che a queste opere fanno da sfondo, occasione e necessario contesto.

Nel corso dei primi vent’anni circa del Trecento, infatti, l’Ordine francescano ‒ cui tutte queste opere fanno in varia misura capo ‒ subisce profonde trasformazioni, in stretto rapporto con le vicende della Chiesa migrata ad Avignone, e con l’evoluzione economica, finanziaria e politica delle città che costituiscono gli scenari degli avvenimenti, Pisa, Firenze, e Assisi. L’Ordine francescano, legato, per un verso, ai principi e alle scelte radicali del Fondatore, e per un altro fortemente partecipe della società contemporanea, e in strettissimi rapporti con i banchieri fiorentini e le élites intellettuali, ridefinisce la figura di Francesco, e la presenta in modi che Giotto, come Gardner ci indica, riesce a rappresentare con straordinaria efficacia visiva e propagandistica.

Ne deriva un quadro movimentato e colorito, ben lontano dall’immagine stereotipata che spesso si dà dell’artista e dei suoi committenti. Un libro di storia e di storia dell’arte avvincente e innovativo.

Cavallini e la Napoli prima di Giotto

Cavallini

BOOK: Pierluigi Leone De Castris, Pietro Cavallini. Napoli prima di Giotto, Napoli 2013 (arte’m), 205 pp., 116 b/w ill., € 60.

Prima di Giotto e Simone Martini, tra Due e Trecento, Pietro Cavallini è il pioniere di un’apertura convinta all’arte nuova dell’Italia centrale che, nel passaggio di secolo, andava sempre più a caratterizzare le scelte figurative del meridione angioino. L’artista romano giunge alla corte degli Angiò nel 1308, durante il regno di Carlo II e Maria d’Ungheria: i cicli a fresco della Cappella di Sant’Aspreno in Duomo e della Cappella Brancaccio in San Domenico Maggiore aiutano a comprendere come il suo stile si evolva in direzione di un senso dello spazio più moderno e veridico, in un confronto sempre più ravvicinato con Giotto.

La qualità altissima di questi affreschi, la nascita in città di un vero e proprio gusto ‘cavalliniano’, l’imponente cantiere della decorazione murale della chiesa di Donnaregina, forse progettata dallo stesso Cavallini ma realizzata negli anni a seguire da suoi collaboratori, e ancora l’attività fra Roma e Napoli del suo seguace Lello da Orvieto, danno testimonianza del ruolo centrale dell’artista per la civiltà figurativa meridionale e la diffusione della nuova arte trecentesca italiana in una più vasta dimensione mediterranea ed europea.

Giotto in San Francesco

Giotto

EXHIBITION: Giotto in San Francesco, Lucca, Chiesa di San Franceschetto, 5 ottobre – 8 dicembre 2014.

Per la prima volta un’opera di Giotto viene esposta a Lucca. Quello che il pittore fiorentino non ha mai fatto quando era in vita, avendo attraversato la Toscana in più occasioni senza però giungere a Lucca, lo fa ora, a distanza di settecento anni, con ciò che di più autentico,vivo e concreto alimenta i nostri giorni: la sua arte. Rivoluzionaria, senza tempo, capace di creare corpi veri e solidi nello spazio pur dipinti su una tavola o su un muro. Proprio come si presenta la Madonna di San Giorgio alla Costa, il capolavoro che il Comitato Nuovi Eventi per Lucca (organismo creato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e dalla Fondazione Ragghianti) portato in città il 4 ottobre, nel giorno della Festa di San Francesco.

Giotto in San Francesco è il titolo della mostra, che vede protagonista un’unica opera dell’allievo di Cimabue, in esposizione per due mesi, fino all’8 dicembre, nella Chiesa di San Franceschetto, annessa al complesso monumentale dedicato al Santo di Assisi. L’operazione vuole essere il coronamento di un percorso artistico forte e radicato nell’area lucchese, dove pure esistono significative testimonianze della pittura antecedente alla rivoluzione operata da Giotto. La Madonna di San Giorgio alla Costa costituisce così una sorta di tassello mancante per la ricostruzione del periodo artistico medievale, che anche a Lucca conobbe episodi di grande vivacità e fulgore, come bene dimostrano le evidenze artistiche riferibili ai secoli XII e XIII presenti sul territorio.

Giotto, unanimemente riconosciuto come il primo grande iconografo del Santo di Assisi e come il più diretto interprete artistico della poetica di fede, vita e sensibilità dell’Assisiate, realizzò quest’opera, databile intorno al 1295, negli anni della sua giovinezza. Il capolavoro, proveniente dal Museo Diocesano di Santo Stefano al Ponte di Firenze, rimase coinvolto nell’attentato di via dei Georgofili nella notte tra il 26 e 27 maggio del ‘93. In quell’occasione la Madonna fu trafitta da una miriade di schegge di vetro, iniziando un lunghissimo percorso di restauro, affidato all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.

Per saperne di più

Da Giotto a Gentile

Giotto

EXHIBITION: Da Giotto a Gentile. Pittura e scultura a Fabriano fra Due e Trecento, mostra a cura di Vittorio Sgarbi, Fabriano, Pinacoteca Civica “Bruno Molajoli” nello Spedale di Santa Maria del Buon Gesù, Chiesa di Sant’Agostino (Cappelle Giottesche), Chiesa di San Domenico (Cappella di Sant’Orsola e Sala Capitolare) e Cattedrale di San Venanzio (Cappelle di San Lorenzo e della Santa Croce), 26 luglio – 30 novembre 2014.

Le Marche, e Fabriano in particolare, tornano protagoniste di primo piano nel panorama italiano della cultura e delle grandi mostre con da Da Giotto a Gentile. Pittura e scultura a Fabriano fra Due e Trecento a cura di Vittorio Sgarbi. Un’iniziativa che mira a valorizzare uno smisurato patrimonio artistico in gran parte “sommerso” e inscindibile dal contesto paesaggistico e ambientale di straordinaria bellezza.

Una mostra di raffinata suggestione e impatto, ulteriormente sottolineati dagli itinerari lungo il percorso urbano e nel territorio circostante tra antiche abbazie, eremi, pievi e monasteri sparsi nelle vallate appenniniche tra Marche ed Umbria, luoghi un tempo frequentati proprio da quelle maestranze che diffondevano il nuovo idioma giottesco. Uno scenario quasi segreto nel quale si iscrive una mostra preziosa, occasione imperdibile per ammirare pale d’altare, sculture lignee dipinte e affreschi della lunga stagione gotica.

Consolidatosi il potere longobardo su Fabriano, l’egemonia culturale dell’Umbria vide la sua affermazione nel corso del Trecento, sia dal punto di vista artistico che sotto il profilo dei valori spirituali. La vicinanza con Assisi e i ripetuti soggiorni di San Francesco contribuirono ad animare una vivace realtà di fede che si avvalse della pittura come di un efficace strumento propagandistico ed educativo.

Sul finire del XIII secolo, quando sui ponteggi della Basilica Superiore si affermava un nuovo eloquio pittorico compiutamente occidentale, l’influsso giottesco si propaga anche attraverso i valichi appenninici fino a Fabriano. Maestri anonimi, assai esperti nella pratica dell’affresco, lasciarono tracce del loro operato nelle più importanti chiese degli Ordini Mendicanti, ma anche nelle sperdute pievi sorte sui monti vicini alla città della carta.

Da Campodonico trae il suo nome un oscuro maestro, capace di coniugare la spazialità giottesca con una carica umana profonda e modernissima. I suoi affreschi strappati dalle pareti dell’antica pieve ci appaiono oggi come una testimonianza della vivacità delle relazioni artistiche che si sono intrecciate fra Marche ed Umbria grazie alla rete viaria che univa le aree appenniniche, strade percorse da pastori, mercanti, santi ed artisti, consapevoli di essere parte di una stessa civiltà.

Un’ampia sezione della mostra è dedicata anche ai raffinati dipinti su tavola realizzati da Allegretto Nuzi dopo il suo rientro dalla Toscana in occasione della peste del 1348: tavole e polittici caratterizzati da elette figure ispirate ai modelli fiorentini e senesi, rielaborati in chiave cortese, come testimoniano le varie redazioni della Madonna dell’Umiltà.

È questo un soggetto frequentemente trattato sia dal Nuzi che dal suo allievo fabrianese Francescuccio di Cecco Ghissi, la cui produzione appare improntata ad una spiccata sontuosità decorativa che soddisfa le esigenze della committenza di provincia.

Alla cifra stilistica del caposcuola Allegretto si collega anche la produzione di sculture in legno intagliato e dipinto, a grandezza naturale, destinate all’allestimento di presepi scenografici, attribuite ad un anonimo Maestro dei Magi. Gli esemplari conservati a Fabriano e quelli del Museo di Palazzo di Venezia a Roma compongono un nucleo omogeneo riferibile a questo artista attivo a Fabriano e ben noto anche oltre i confini cittadini, la cui misteriosa identità si cercherà di svelare.

L’obiettivo di un’operazione culturale di tale portata, infatti, è quello di ritessere la trama di questo complesso periodo, ricco di testimonianze affascinanti, ma note solo o soprattutto agli studiosi e agli appassionati d’arte, al fine di permettere pur con un approccio di approfondimento un’ampia divulgazione rivolta ad un “pubblico” più vasto ed eterogeneo.

Mentre per gli studiosi e gli addetti ai lavori i confronti che saranno possibili in mostra fra Giotto, Pietro Lorenzetti, Bernardo Daddi e gli affreschi e le tavole dipinte dagli artisti locali, offriranno lo spunto per dare inizio ad una nuova e più articolata visione delle vicende della pittura italiane del XIV secolo.

Operazione culturalmente articolata che vede la pubblicazione di uno studio, con saggi e schede sulle opere e sugli artisti presenti in mostra e che ha la duplice funzione di catalogo dell’esposizione e di approfondimento critico di interessanti questioni riguardanti la pittura e la scultura fra Marche e Umbria nel Due e Trecento, intorno alle quali la ricerca resta ancora aperta.

La mostra si chiude con alcuni capolavori di Gentile, come la Crocefissione del polittico proveniente da Valleromita di Fabriano, ora nella Pinacoteca di Brera, o la raffinata Madonna dell’umiltà del Museo nazionale di San Matteo di Pisa: lo stile elegante e forbito esibito dal caposcuola del Gotico Internazionale rivela la consuetudine giovanile con i pregiati ed eleganti apparati presenti nella città di origine.

Il catalogo, edito da Mandragora, è curato da Vittorio Sgarbi insieme a Giampiero Donnini e Stefano Papetti responsabile anche dell’allestimento con Liana Lippi, direttore e coordinatore dell’evento.

Clicca qui per saperne di più

Art & Friars: New Work and Future Prospects

CONFERENCE: Art, Architecture and the Friars: New Work and Future Prospects, London, The Courtauld Institute, Kenneth Clark Lecture Theatre, Friday 23 May 2014.

Organised by: A Giotto’s O conference organised by Dr Joanna Cannon (The Courtauld Institute of Art) and co-sponsored by The Courtauld Institute of Art’s Research Forum and the History of Art Department at the University of Cambridge.

The imminent or recent appearance of a number of books and doctoral theses focusing on art and architecture associated with the orders of friars in Italy provides the opportunity to reflect on basic questions. These new and forthcoming publications confirm the friars’ decisive role in shaping the visual culture of late medieval Italy. They also open up new possibilities for teaching and for research. Simply put: Where are we now? Where can we go next? Eight short papers, developed from the authors’ recent research, will be programmed so as to allow ample time for the contributions of respondents and for wider discussion of issues in the study of art and architecture related to religious orders, within and beyond central Italy of the thirteenth and fourteenth centuries.

PROGRAMME

* Joanna Cannon (The Courtauld Institute of Art), Introduction.

Session 1 – Respondent/chair: Julian Luxford (University of St Andrews)
* Caroline Bruzelius (Duke University), Building on the Inquisition: Paying for the Monumental Franciscan Churches of the Late Thirteenth Century
* Erik Gustafson (Independent Scholar), Architecture and Franciscan Identity in Medieval Tuscany.

Session 2 – Respondent/chair: Gervase Rosser (University of Oxford)
* Janet Robson (Independent Scholar), Interpreting Franciscan imagery at Assisi and beyond
* John Renner (The Courtauld Institute of Art), The Sculpted Saint: A Sienese Statue of St Francis.

Session 3 – Respondent/chair: Paul Binski (University of Cambridge)
* Donal Cooper (University of Cambridge), The Mendicant Church Interior: Recent discoveries and outstanding problems
* Claudia Bolgia (University of Edinburgh), Franciscans, Civic Authorities and the Art of Justice.

Session 4 – Respondent/chair: Jeffrey Hamburger (Harvard University)
* Michaela Zoeschg (The Courtauld Institute of Art), Invisible Voices: Reflections on Clarissan Church Space and the Aural
* Amy Neff (University of Tennessee, Knoxville), ‘Sequela Christi’: The Humanity of Christ in Two Illuminated Franciscan Manuscripts, ca. 1300.

- Concluding Remarks.

Learn more

Giotto e compagni al Louvre

Giotto-al-Louvre

EXPOSITION: Giotto e compagni, Paris, Musée du Louvre (Salle de la Chapelle), du 18 Avril au 15 Juillet 2013. Commissaire : Dominique Thiébaut, département des Peintures, musée du Louvre.

Loué par ses contemporains, Dante, Pétrarque et Boccace, admiré par Léonard de Vinci et copié par Michel-Ange, Giotto di Bondone (vers 1267-1337) a été perçu au fil des siècles comme l’auteur d’une révolution picturale sans précédent depuis l’Antiquité.

Cette mutation radicale n’est pas seulement d’ordre stylistique, elle s’explique aussi par une attitude différente vis-à-vis du monde sensible que l’artiste entend restituer dans sa diversité et sa réalité tridimensionnelle. La carrière itinérante du peintre, qui l’a mené de Florence, où se déroulera l’essentiel de sa carrière, jusqu’à Milan, en passant par Assise, Rimini, Padoue, Rome, Naples et peut-être même Avignon, a provoqué une véritable onde de choc dans toute la péninsule italienne et, plus tard, en Europe. La renommée de Giotto fut si grande, les commandes si nombreuses que, dès les années 1290, le peintre fait travailler des compagni – des assistants – dont certains le suivront dans ses diverses pérégrinations, tandis que d’autres, recrutés localement, à Naples par exemple, contribueront, après son départ, à l’éclosion de foyers artistiques autonomes.

À travers une trentaine d’oeuvres – peintures, dessins, enluminures et sculpture – venues majoritairement des collections françaises mais aussi de l’étranger, l’exposition tentera de mettre en évidence les inventions de Giotto tout en abordant des questions comme les réseaux, franciscain notamment, qui ont favorisé leur diffusion ; l’organisation de son atelier – ou de ses ateliers ; la typologie des panneaux peints, questions que des recherches récentes sur divers fronts ont contribué à renouveler.

En savoir plus

Cantieri e affreschi giotteschi in Lombardia

LECTURE: XIV Settimana della cultura 2012 (14 – 22 aprile 2012). FABIO FREZZATO, Cantieri e affreschi giotteschi in Lombardia. Da Chiaravalle e Viboldone a Campione d’Italia, passando da Como, Pinacoteca di Brera, Sala della Passione (Via Brera 28, 20121 Milano), lunedì 16 aprile 2012, 17.00 – 18.00. Introduce Daniele Pescarmona.

Con il procedere di importanti restauri si ha di frequente la possibilità di indagare le tecniche esecutive impiegate dai maestri e dalle botteghe attive nel territorio lombardo nel XIV secolo.

Fra i momenti di svolta che nel Trecento determinarono il progressivo cambiamento degli schemi espressivi e tecnici della tradizione locale, il più importante è certo legato alla presenza e all’azione di Giotto a Milano pochi anni prima della sua morte (1337); di lui restano segni fondamentali in cicli pittorici giunti fino a noi ed eseguiti da pittori sensibili al suo linguaggio.

Se ancora le ricerche non coprono con sufficiente valore statistico tutte le testimonianze pittoriche rimasteci, si è tuttavia già in grado di fornire dati significativi riguardo all’interazione tra i pittori di matrice toscana e quelli lombardi, dati da inserire in un percorso che possa portare a chiarificare il panorama tecnico-artistico lombardo dell’epoca.

Durante l’incontro saranno dunque esposti alcuni aspetti di tecnica pittorica, risultato dello studio dei materiali e delle relative modalità di utilizzo in alcuni cicli trecenteschi lombardi, fra i quali Chiaravalle, Viboldone e Santa Maria dei Ghirli a Campione d’Italia.

Il polittico di Giotto a Bologna: nuove letture

Il polittico di Giotto nella Pinacoteca Nazionale di Bologna: nuove letture, a cura di DIEGO CAUZZI e CLAUDIO SECCARONI, Firenze 2009 (Centro Di).

Sommario

Julian Gardner, Il polittico di Giotto di Bondone nella Pinacoteca Nazionale di Bologna (pp. 9-15); Tavole a colori (pp. 16-21); Gian Piero Cammarota, Vicende museali del polittico (pp. 23-27); Laura D’Agostino e Arianna Guarini, Giotto e la “copia ingannevole” del 1880 (pp. 29-33); Laura D’Agostino e Beatrice Provinciali, Note sul restauro del 1958 (pp. 35-43); Alfredo Aldrovandi e Alessandro Migliori, Analisi della fluorescenza X (XRF) (pp. 45-47); Bruno Radicati e Marcello Picollo, Indagini FORS (pp. 49-51); Diego Cauzzi e Diego Sali, Analisi FT-IR in situ con strumentazione portatile (pp. 53-57); Alfredo Aldrovandi e Ottavio Ciappi, Radiografia (pp. 59-59); Diego Cauzzi, Ciro Castelli, PierPaolo Monfardini e Claudio Seccaroni, Il supporto ligneo: costruzione, struttura e proporzioni (pp. 61-77); Andrea G. De Marchi, L’oro di Giotto (pp. 79-); Diego Cauzzi, PierPaolo Monfardini e Claudio Seccaroni, I fondi dorati (pp. 87-93); Diego Cauzzi e Claudio Seccaroni, La tecnica pittorica (pp. 95-107); Riferimenti bibliografici (pp. 109-111).

Giotto sotto osservazione nella Cappella Peruzzi

A distanza di secoli appaiono, rivelandosi per la prima volta ai nostri occhi, volumi, decori e disegni che costituiscono buona parte dell’opera giottesca nella Cappella Peruzzi della Basilica di Santa Croce. Dalla proficua collaborazione fra l’Opera di Santa Croce, l’Opificio delle Pietre Dure e la Getty Foundation di Los Angeles scaturisce la straordinaria scoperta riguardante le pitture murali di Giotto nella Cappella adiacente l’altare maggiore. La campagna diagnostica cui è stata sottoposta la Cappella Peruzzi ha ottenuto sorprendenti, quanto fondamen- tali e ragguardevoli, risultati che cambieranno il corso degli studi su Giotto.

Là dove, oggi, l’occhio umano nulla o quasi può vedere, le lampade UV svelano la grandiosità delle composizioni riguardanti le storie di San Giovanni Battista (parete di sinistra) e di San Giovanni Evangelista (parete di destra), basati su una composizione che esalta la monumentalità delle architetture, i preziosi scenari e la gravità delle figure, caratterizzate da solida semplicità e classicità dei gesti.

E’ stato spesso detto che Giotto dipingesse nella Peruzzi a secco perché essendo impegnato in altri cantieri, probabilmente anche fuori Firenze, poteva così diluire il tempo necessario alla realizzazione del ciclo pittorico in questione. Contrariamente a questa più consueta interpretazione, si può invece ipotizzare che la sua sia stata una vera e propria scelta artistica volta ad ottenere effetti pittorici più simili a quelli della pittura su tavola. Giotto vuole riprodurre le luminescenze della seta, differenziare il brillare degli ori da quello degli argenti, creare nuovi effetti attraverso paesaggi aperti. Questo accanto al progredire delle sue caratteristiche istanze volumetriche e chiaroscurali, ancor più evidenti e studiate rispetto a quelle della Cappella degli Scrovegni a Padova.

La pittura a secco è per il Maestro, presumibilmente in questo caso, dunque, ricerca e sperimentazione: i volumi, la luce, il naturalismo che egli intendeva ricreare nella pittura murale sono impossibili nell’affresco, poiché il colore viene inglobato nell’intonaco dal veloce processo di carbonatazione. L’importanza dell’utilizzo della tecnologia e delle campagne diagnostiche, nel caso specifico non invasive, ai fini di studio, è confermata ulteriormente da queste importanti scoperte.

La squadra che sta lavorando alle pitture murali di Giotto è composta da 34 persone, tra storici dell’arte, restauratori e ricercatori e le operazioni diagnostiche dureranno ancora per due anni e mezzo per ambedue le cappelle, Peruzzi e Bardi, ma sulla seconda non si potrà ripetere questa sorprendente esperienza poiché le pitture sono state realizzate a fresco. Poiché non era prevedibile un risultato così importante, nell’attuale campagna diagnostica non vi sono, al momento, i fondi necessari, valutabili in circa 200.000,00 euro, per la realizzazione dei materiali scientifici e divulgativi al momento celati all’occhio umano. Trattandosi di un Maestro universale come Giotto, si auspica il sostegno di Istituzioni pubbliche o private mondiali e, dunque, la possibilità di continuare la campagna fotografica e diagnostica in UV al fine di renderla patrimonio di tutti.

Fonte: MiBAC

Giotto ad Assisi: opinioni a confronto

L’UNIVERSITÀ DI ROMA 3, Dipartimento di Studi storico-artistici, archeologici e sulla conservazione (Piazza della Repubblica n. 10), ha organizzato, nell’ambito del “Dottorato di ricerca in Storia e conservazione dell’oggetto d’arte e d’architettura”, una giornata dedicata al tema Il cantiere pittorico della basilica superiore di Assisi e la “questione giottesca”, tenutasi mercoledì 3 giugno 2009

Sono intervenuti: mattina (ore 9.45) – Laura Cavazzini, Giotto – non Giotto: cent’anni di dibattito critico; Donal Cooper,  La committenza di Niccolò IV; Elvio Lunghi, L’araldica nella basilica di Assisi; Serena Romano, Jacopo Torriti fra transetto e navata. Pomeriggio (ore 15.00) – Andrea De Marchi, Il problema della bottega di Giotto e i collaboratori umbri; Bruno Toscano, Affreschi d’après Assisi riscoperti in San Domenico a Spoleto; Tommaso Strinati, Gli affreschi dell’Aracoeli: un problema assisiate; e Clario Di Fabio, Assisi a Genova dopo Cimabue: Manfredino da Pistoia e gli affreschi di Nostra Signora del Carmine (1291-1293).

Per saperne di più vedi:
Donal Cooper e Janet Robson, Pope Nicholas IV and the Upper Church at Assisi, “Apollo”, 157 (2003), pp. 31-35; e Serena Romano, La O di Giotto, Milano 2008 (Electa).