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Mattia Corvino e Firenze

Matteo-Corvino

EXHIBITION: Mattia Corvino e Firenze. Arte e umanesimo alla corte del re di Ungheria, Firenze, Museo di San Marco, 10 ottobre 2013 – 6 gennaio 2014, a cura di Magnolia Scudieri, Lia Brunori, Péter Farbaky e Dániel Pócs. Catalogo: Giunti Editore.

Nel 2008 il Museo Storico di Budapest ha organizzato a Budapest una grande mostra per il 550simo anniversario dell’ inizio del regno di Mattia Corvino in Ungheria, che ha aperto, insieme ad altre esposizioni in diverse sedi museali di quella città, nuove e stimolanti prospettive di conoscenza sui rapporti intercorsi tra l’Ungheria e l’Italia già a partire dal Trecento e sulla diffusione dell’Umanesimo in terra ungherese.

È nata così l’idea di realizzare a Firenze nel 2013, in cui si celebra l’anno ungherese in Italia, una mostra che sviluppasse il tema del rapporto privilegiato che re Mattia Corvino ebbe con Firenze, con i suoi artisti, i suoi miniatori e tutta la cerchia culturale che gravitava intorno a Lorenzo de’ Medici.

L’idea è diventata un progetto elaborato congiuntamente da studiosi ungheresi e fiorentini, quali Péter Farbaky, storico dell’arte e vicedirettore del Museo Storico di Budapest, Dániel Pócs, storico dell’arte dell’ Istituto di Storia dell’Arte dell’Accademia della Scienza, Eniko Spekner storico e András Végh archeologo, entrambi del Museo Storico di Budapest e di Magnolia Scudieri e Lia Brunori, rispettivamente direttore e vicedirettore del Museo di San Marco, prescelto come sede della mostra.

La scelta di San Marco non è casuale, dato il ruolo ricoperto nello sviluppo della cultura umanistica dalla Biblioteca domenicana, nel cui ambiente monumentale la mostra sarà allestita. Costruita per volere di Cosimo de’ Medici nel 1444 e arricchita della straordinaria raccolta di testi appartenuti all’umanista Niccolò Niccoli, fu la prima biblioteca “pubblica” del Rinascimento, dove, in epoca laurenziana, si incontravano personaggi come Marsilio Ficino, Pico della Mirandola e altri.

L’obiettivo della mostra consiste nel tentativo di ricostruire alcuni contatti determinanti per le scelte culturali e artistiche condotte dalla corte ungherese. Di conseguenza, verranno tratteggiate le tendenze del gusto del re, mettendole in rapporto con lo scenario fiorentino a lui contemporaneo, e individuate le possibili influenze esercitate da Lorenzo il Magnifico e dalla cerchia di intellettuali e artisti che gravitava intorno a lui, confrontando alcune realtà parallele.

A tal fine una speciale attenzione sarà dedicata alle biblioteche di Mattia Corvino e di Lorenzo de’ Medici, e quindi un particolare spazio verrà dato all’esposizione di preziosi codici miniati commissionati da Mattia Corvino per la sua biblioteca, oggi dispersa. Alcuni di questi manoscritti, rimasti a Firenze incompiuti alla morte di Mattia, furono in seguito acquisiti dai Medici.

Attraverso opere di varia tipologia – pittura, scultura, ceramica, miniature – conservate in vari musei di Europa e di Oltreoceano, la mostra vuole dimostrare come l’umanesimo ungherese affondi le sue radici in Italia, e come, in ambito artistico, sia stata determinante la diffusione dello stile rinascimentale fiorentino. Un’eredità culturale rimasta fino ad oggi alla base della cultura ungherese.

Tra i prestiti di maggior rilievo la tappezzeria del trono di Mattia Corvino del Museo Nazionale di Budapest, realizzata su disegno di Antonio del Pollaiolo, il rilievo marmoreo con il Ritratto di Alessandro Magno della National Gallery di Washington, attribuito ad Andrea del Verrocchio, la Bibbia di Mattia Corvino della Biblioteca Medicea Laurenziana miniata da Monte e Gherardo di Giovanni, i Ritratti di Mattia Corvino e Beatrice d’Aragona del Museo di Belle Arti di Budapest, attribuiti a Giovanni Dalmata, l’Epithalamium di Marliano della Biblioteca Guarnacci di Volterra, con il ritratto di Mattia di miniatore appartenente alla cerchia leonardesca.

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Dal Giglio al David

Giglio

EXHIBITION:  Dal Giglio al David. Arte civica a Firenze fra Medioevo e Rinascimento, Firenze, Galleria dell’Accademia, 14 maggio – 8 dicembre 2013. Mostra e catalogo (Giunti) a cura di Maria Monica Donato e Daniela Parenti.

Unica fino ad oggi nel suo genere, la mostra Arte civica a Firenze fra Medioevo e Rinascimento presenta al pubblico quelle opere d’arte di epoca comunale e repubblicana, nate originariamente per arricchire i palazzi pubblici di Firenze, gli edifici che ospitavano le magistrature che amministravano la città, le sedi delle Arti (le antichecorporazioni dei mestieri), la cerchia di mura cittadine.

L’esposizione prende in considerazione l’araldica cittadina, la religione civica, gli emblematici luoghi legati al potere cittadino come il Palazzo dei Priori, il Palazzo del Podestà, Orsanmichele, e le parti politiche dominanti quali gli Angiò, le Arti, Guelfi e Ghibellini, illustrando quali fossero i temi figurativi prescelti ed offrendo dunque una nuova chiave di lettura di numerose opere d’arte. Chiave che sottolinea come anche a quell’epoca si desse importanza alle  immagini come mezzo per la comunicazione e la propaganda, attenzione riposta in particolare dai gruppi che detenevano il potere a Firenze in età comunale e repubblicana, prima che l’ascesa dei Medici modificasse profondamente l’assetto politico ed estetico della città.

Le opere che comporngono la mostra rivelano dunque un linguaggio figurativo complesso, ricco di riferimenti allegorici, dove il sacro e il profano si compenetrano, così che nel Palazzo dei Priori, oggi noto come Palazzo Vecchio, si potevano incontrare le raffigurazioni di san Cristoforo e della Ruota di fortuna, dell’eroe mitologico Ercole, presente nel sigillo ufficiale della città (Vangelo dei Priori, Firenze, Archivio di Stato; Andrea Pisano, Ercole e il gigante Caco, Firenze, Museo dell’Opera del Duomo) e di quello ebraico David, il cui esemplare scolpito da Michelangelo e divenuto emblema della Firenze repubblicana, conclude idealmente il percorso espositivo.

Sono soprattutto immagini religiose quelle salvatesi dall’ingiuria del tempo, come testimoniano le molteplici raffigurazioni della Madonna in maestà, dei santi patroni, di episodi evangelici esemplari come l’Incredulità di San Tommaso, immagine collegata all’amministrazione della giustizia e all’accertamento della verità (Giovanni Toscani, Galleria dell’Accademia; Affresco staccato nel Palazzo dei Vicari, Scarperia). Alcuni rari disegni rinascimentali (Andrea del Sarto, Studi per figure maschili appese per un piede, Gabinetto Disegno e Stampe degli Uffizi) illustrano invece il genere delle pitture infamanti, pitture murali situate in luoghi pubblici che raffiguravano, non di rado con dettagli raccapriccianti, fatti e personaggi invisi alla città di Firenze.

Immagini ben augurali trovavano invece posto nel mercato, luogo per il quale lo scultore Donatello eseguì la statua della Dovizia (Abbondanza), oggi perduta, ma documentata in mostra da derivazioni realizzate nei secoli seguenti (Digione, Musée des Beaux- Arts; Minneapolis, The Minneapolis Institute of Arts). Anche la decorazione delle porte cittadine e le immagini araldiche che arricchivano le mura costituivano un’altra occasione per celebrare la città e i suoi alleati. Particolare rilievo nell’esposizione è dato alle Arti, vero motore economico della Firenze comunale di cui gestivano di fatto il potere politico. L’iscrizione ad una delle corporazioni era condizione imprescindibile per poter partecipare alla vita politica della città e i Priori delle Arti governavano a  Palazzo Vecchio.

La mostra riunisce, dopo due secoli, le tavole dei santi patroni che originariamente trovavano posto sui pilastri della chiesa di Orsanmichele, nata dalla progressiva trasformazione in luogo di culto dell’antico mercato del grano e affidata alle Arti che la trasformarono in uno scrigno di opere d’arte. L’esposizione è anche un’occasione per valorizzare il territorio cittadino richiamando l’attenzione sui luoghi per i quali vennero realizzate le opere esposte e favorendo la conoscenza e, quando possibile, la fruizione di tali luoghi, in larga parte sconosciuti ai turisti e ai fiorentini stessi.

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La mostra è stata recensita da Carolin Behrmann, Kunsthistorisches Institut in Florenz, Max-Planck-Institut.

Gli incunaboli francescani di Firenze

BOOK: Gli incunaboli della Biblioteca Provinciale dei Frati Minori di Firenze, a cura di Chiara Razzolini, Elisa di Renzo e Irene Zanella. Con un saggio di Neil Harris, Firenze 2012 (Pacini Editore – Regione Toscana) (Toscana, Biblioteche e Archivi, 2), 344 pagine, 150 immagini, € 28,00.

Questo catalogo documenta e descrive l’accentramento presso la Biblioteca Provinciale dei Frati Minori di Firenze, delle edizioni del XV secolo provenienti dai conventi francescani della Toscana, un processo non ancora ultimato ma già molto importante.

In questi ultimi anni il mondo in cui viviamo è cambiato e la religiosità francescana è cambiata con esso. L’azione dei frati, decimati dal calo delle vocazioni, si è spostata altrove, nel terzo mondo, nei luoghi caldi e pericolosi del pianeta. Questa riduzione e questo spostamento hanno significato perciò la chiusura di non pochi conventi, con il necessario raduno degli oggetti, soprattutto della suppellettile libraria ed archivistica, presso le sedi centrali della provincia.

Di fronte agli ulteriori cambiamenti che si verificheranno, queste biblioteche diventano arche del sapere e il catalogo una bussola, entrambi strumenti necessari per navigare in un viaggio di cui non conosciamo la destinazione finale.

Sommario

* Cristina Scaletti e Fr. Paolo Fantaccini, Presentazioni (pp. 7-9)
* Neil Harris, Né pesce nè carne: ritratto dell’incunabolo come libro bifronte (pp. 11-46)
* Chiara Razzolini, I segni di provenienza (pp. 47-66)
* Elisa di Renzo e Irene Zanella, Interventi di conservazione e condizionamento degli incunaboli (pp. 67-74)
* Chiara Razzolini, Elisa di Renzo e Irene Zanella, Criteri e metodologia (pp. 75-85)
* Elisa di Renzo e Irene Zanella, Glossario (pp. 87-98)
– Catalogo (pp. 99-295)
* Chiara Razzolini, Presenza e diffusione territoriale delle edizioni (pp. 297-301)
– Indici (pp. 303-308)
* Rossella De Pierro, Identificazione dei lacerti (pp. 309-335)
– Bibliografia (pp. 337-340).

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Gli anni della Cupola, 1417-1436

JOB: Gli anni della Cupola, 1417-1436, Concorso per due posti di collaboratore a progetto, Firenze, Opera di Santa Maria del Fiore.

L’Opera di Santa Maria del Fiore annuncia il concorso per due posti di collaboratore al progetto di edizione digitale online Gli anni della Cupola, 1417-1436. Si tratta di incarichi retribuiti di un anno che comprendono attività di lavoro ed esperienza di formazione alla lettura e all’interpretazione della documentazione amministrativa antica.

L’edizione, consultabile online è costituita di oltre 21.000 documenti relativi a tutte le attività dell’Opera del Duomo fiorentino nel ventennio 1417-1436, dalla costruzione dell’edificio alla committenza del suo arredo artistico, dalla logistica di cantiere e la gestione della forza lavoro e del personale amministrativo ai progetti esterni assegnati dal Comune, dagli sforzi per garantire il proprio finanziamento ai rapporti con il clero e alla cura della liturgia in cattedrale. Il materiale è d’interesse multi-disciplinare e richiede per il suo studio sistematico una buona conoscenza delle consuetudini amministrative dell’epoca nonché un’attenzione per gli aspetti istituzionali, religiosi, economici, sociali e artistici.

I candidati al ruolo di collaboratore del progetto devono essere in possesso di un curriculum idoneo alla materia di ricerca e di un titolo di studio non inferiore alla laurea magistrale o suo equipollente (laurea del vecchio ordinamento o master estero). Devono dimostrare capacità di lettura paleografica e attitudine alla ricerca archivistica e alla scrittura scientifica. Si richiedono padronanza della lingua italiana e latina e capacità di espressione in inglese o tedesco. Non vi è limite di nazionalità. L’età massima è di 40 anni compiuti entro la fine del 2012. L’incarico deve costituire la principale occupazione del collaboratore e non è compatibile con altre borse di studio né con occupazioni lavorative non occasionali.

La retribuzione è di 15.000 euro lordi per un anno (circa 1.000 euro al mese netti per 12 mesi), dal 15 gennaio 2013. Si richiede di dedicarsi in parte all’arricchimento del sito con la preparazione dell’esistente corredo fotografico dei manoscritti per completare la presentazione secondo il modello del prototipo online. Il resto del programma sarà rivolto in una prima fase alla familiariz- zazione con la struttura dell’archivio e dell’edizione e alla formazione alla lettura e all’analisi dei testi con la guida del personale dell’archivio e del progetto. In seguito i collaboratori sceglieranno, d’accordo con i loro tutori, argomenti per lo studio finalizzati alla realizzazione di saggi da pubblicarsi, se giudicati adeguati, sul sito degli Anni della Cupola.

I candidati devono far pervenire agli uffici dell’Opera i seguenti materiali per via telematica in formato Word o PDF, entro il 15 novembre 2012, specificando il soggetto “collaborazione”, oppure in triplice copia cartacea all’Opera di Santa Maria del Fiore, via della Canonica 1, 50122 Firenze, tel. 055-2302885: il modulo compilato, scaricabile online o disponibile presso l’Opera; un breve campione della propria scrittura scientifica (max. 10 cartelle) anche non pubblicata (per es. una relazione o parte di tesi) con dichiarazione di esserne l’autore a tutti gli effetti.

La commissione del concorso procederà ad una prima selezione delle domande. Successivamente inviterà i candidati ritenuti più idonei a un colloquio, che includerà una breve prova di trascrizione di documenti del XV secolo per saggiare le capacità di lettura. La commissione annuncerà le proprie decisioni entro il 10 dicembre 2012, riservandosi la possibilità di non assegnare uno o entrambi i posti offerti nel caso di mancanza di candidati idonei. L’inizio dell’incarico è previsto per il 15 gennaio 2013.

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Il gotico internazionale a Firenze

MOSTRA: Bagliori dorati. Il gotico internazionale a Firenze, 1375-1440, Firenze, Galleria degli Uffizi, 19 giugno – 4 novembre 2012, a cura di Antonio Natali, Enrica Neri Lusanna e Angelo Tartuferi. Catalogo: Giunti Editore. Orario: Martedì – Domenica ore 8.15 – 18.50; chiuso il lunedì.

Le sale del piano nobile della Galleria degli Uffizi ospitano un’importante esposizione volta a ricostruire il panorama dell’arte fiorentina nel periodo mirabile e cruciale che approssimativamente va dal 1375 al 1440. Per restituire il clima colto e prezioso di quella lunga stagione, sono stati scelti, accanto a dipinti celebrati da secoli, altri pregevolissimi finora poco conosciuti, così come sculture lignee e marmoree, codici miniati, lavori d’arte sacra e profana: creazioni tutte di sommo pregio e di assoluta rilevanza storica, provenienti da prestigiose istituzioni museali pubbliche, nonché da collezioni private italiane e straniere.

Il percorso prende le mosse dalle opere degli interpreti massimi dell’ultima fase della tradizione trecentesca. Si possono ammirare opere di Agnolo Gaddi, Spinello Aretino, Antonio Veneziano, Gherardo Starnina e Lorenzo Monaco. Artista, quest’ultimo, che dopo la morte dello Starnina rimane il maggior pittore fiorentino a proporre del gotico estremo una variante personalissima, estranea perfino al naturalismo raffinato di Gentile da Fabriano. Testimone lirico di quegli anni, anche Gentile è presente in mostra con tavole famose per la loro bellezza struggente. Si vedono i lavori di artefici operosi a Firenze fra Trecento e Quattrocento, animati da una disposizione culturale volta all’osservanza della recente tradizione artistica tardo trecentesca e nel contempo però interessata alle dirompenti novità della nuova dottrina umanistica, con i fervidi recuperi dell’antico che suggeriva. Opere che stanno a rappresentare, al più alto livello, pittori meritevoli di una più diffusa conoscenza: Lippo d’Andrea, Mariotto di Cristofano, Giovanni Toscani, Ventura di Moro, Francesco d’Antonio e Arcangelo di Cola.

Insieme, però, si sperimentano le virtù poetiche di Lorenzo Ghiberti, personalità fra le più eminenti del tardogotico fiorentino, nel cui cantiere per la prima porta del Battistero, durante la fase iniziale della sua attività, s’erano formati quasi tutti gli artisti di spicco operosi a Firenze. E lì accanto è dato osservare la maniera soave del Beato Angelico, artista emblematico – insieme a Michelozzo – di una linea espressiva che aspirava a coniugare l’eredità del linguaggio artistico del recente passato con quanto d’inedito stava maturando in città con Brunelleschi e Masaccio. Linea che aveva il conforto di alcuni grandi umanisti, che orbitavano intorno a Cosimo il Vecchio de’ Medici.

Infine – a chiudere, davvero in un bagliore, il tragitto – si troverà uno dei testi più insigni del primo Quattrocento, restituito a una insospettata leggibilità: la Battaglia di San Romano di Paolo Uccello, volo fantastico, capace di sintetizzare i sogni di un’epoca irripetibile.

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Tipologie e costi della miniatura fiorentina

ARTICLE: Anna Melograni, Tipologie e costi della miniatura fiorentina di fine Quattrocento: un riesame della Bibbia di Attavante per il re di Portogallo, “Bollettino d’Arte”, serie VII, 2011, fascicolo 10, pp. 111-124.

Due opere miniate nella bottega del fiorentino Attavante tra il 1494 e il 1497 per il re di Portogallo, Emanuele I, oggi conservate a Lisbona – la Biblia dos Jeronimos con il commento di Niccolò di Lira in sette volumi (Arquivo Nacional da Torre do Tombo, mss. CF 161/1-7) e il Livro das Sentenças di Pietro Lombardo (ms. CF 145) – consentono di fare nuova luce sul costo della loro decorazione. Il presente studio, partendo dal noto contratto stipulato tra il miniatore e il mercante fiorentino Clemente Sernigi, incaricato dal sovrano di seguire la lavorazione dei codici, esamina le diverse tipologie decorative menzionate nel documento e i relativi costi, mettendoli a confronto con le pagine prodotte da Attavante e dai suoi collaboratori negli otto volumi portoghesi. L’analisi comparativa tra fonte scritta e dato materiale permette di individuare per la prima volta tipologie di miniature poco note, discusse in passato senza giungere ad un chiarimento definitivo (ad esempio, a proposito delle «lettere paliate») e di conoscerne il valore, fissando in tal modo una sorta di “prezzario” per la miniatura fiorentina di fine Quattrocento.

English Version

Percorsi abruzzesi tra Napoli e Firenze

CONFERENCE: Tra Napoli e Firenze. Percorsi storico-artistici lungo l’appennino centrale abruzzese (secc. XIII-XV), L’Aquila-Castelvecchio Subequo, 11-12 maggio 2012. Organizzazione scientifica: Cristiana Pasqualetti.

Programma

Venerdì 11 maggio, L’Aquila, Facoltà di Lettere e Filosofia – Aula A, Via dell’Industria, km. 0,350 loc. Bazzano (9.30)
* Fabio Redi (Università degli Studi dell’Aquila), Introduzione ai lavori

Prima sessione – Presiede Francesco Aceto (Università degli Studi di Napoli “Federico II”)
* Vinni Lucherini (Università degli Studi di Napoli “Federico II”), L’arte del Medioevo abruzzese tra Ottocento e Novecento: una scoperta straniera, una riscoperta locale
* Gaetano Curzi (Università degli Studi di Chieti – Pescara “G. D’Annunzio”), Sculture lignee lungo la “Via  degli Abruzzi”
* Cristiana Pasqualetti (Università degli Studi dell’Aquila), Ritorno a Campo di Giove
* Francesco Gandolfo (Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”), Il serpente nei portali aquilani

Seconda sessione – Presiede Alessandra Perriccioli Saggese (Seconda Università degli Studi di Napoli)
* Anna Colangelo (Soprintendenza BSAE dell’Abruzzo), Trame e colori della Sulmona medievale
* Irene Sabatini (Università degli Studi di Firenze), Contaminazioni extraterritoriali in croci processionali d’Abruzzo. Gli esempi trecenteschi di Rosciolo, Borbona, Sant’Elpidio, Forcella.
* Francesca Manzari (Sapienza – Università di Roma), Miniatori all’Aquila nell’ultimo quarto del XIV secolo: il corredo liturgico della chiesa di Santa Maria Paganica
* Gabriele Fattorini (Università degli Studi di Siena), Da Siena all’Aquila: il San Bernardino di Sano di Pietro per Giovanni da Capestrano

Sabato 12 maggio, Castelvecchio Subequo – Sala Padre Pio Grannonio, Via Roma 62 (9.30)
Terza sessione – Presiede Lucia Arbace (Soprintendenza BSAE dell’Abruzzo)
* Walter Angelelli (Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”), Modi, modelli e moduli. Le Storie di San Francesco nella Cappella dei conti di Celano a Castelvecchio Subequo
* Luca Nicoletti (Università degli Studi di Milano), La custodia di Campo di Giove. Vicissitudini critiche e collezionistiche
* Alessandro Del Priori (Università degli Studi di Firenze), Il San Nicola di Monticchio e i tabernacoli monumentali come pala d’altare. Considerazioni sulla pittura e sulla scultura trecentesca tra Spoleto e l’Aquila
* Vittoria Camelliti (Università degli Studi di Udine), Tradizione e innovazionen nell’iconografia dei santi patroni in Abruzzo nel corso del Quattrocento
* Valentino Pace (Università degli Studi di Udine), Conclusioni.

15:30 – Visita guidata al Museo d’Arte Sacra della Marsica, a cura  della Soprintendenza BSAE dell’Abruzzo.

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Per la giovinezza del Bramantino

LECTURE: Giovanni Romano, Per la giovinezza del Bramantino, Firenze, Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut, Palazzo Grifoni (Seminarraum, Via dei Servi 51), 24 aprile 2012, ore 18.00.

La nostra conoscenza del Bramantino è legata a pochi documenti sicuri e a una serie non certo abbondante di opere la cui scalatura cronologica ha subito molte variazioni. Solo di recente si sono raggiunte alcune certezze e sono state proposte alcune ipotesi plausibili sull’itinerario del pittore, in special modo sui problemi che caratterizzano la sua fase giovanile.

Nel dicembre del 1480 entra  nella bottega di un orafo (Francesco de Camperis) ma non sembra debba restarvi a lungo, anche se le sue opere iniziali sono di una affilata secchezza da orafo. I suoi rapporti con Bramante, per la possibile collaborazione agli Uomini d’arme di Casa Panigarola, ora a Brera, sono riconducibili ai tardi anni Ottanta del Quattrocento (post 1486. quando la cosidetta Casa Panigarola diventa proprietà di Gaspare Visconti) e già nel 1489 il nostro pittore è noto con il soprannome di Bramantino.

L’Argo del Castello di Milano non può cadere oltre il 1493-1494 e il Cristo di Chiaravalle, oggi a Brera, è strettamente legato a questo impressionante affresco mitologico. L’ultimo decennio del secolo si chiude con l’intervento nel Castello di Voghera, per un Ciclo delle Muse da poco recuperarto sotto lo scialbo, legato a un prestigioso committente francese (il conte di Ligny); ancora per un committente francese Bramantino eseguirà una copia dell’Ultima Cena di Leonardo, nel 1503 (per il tesoriere generale di Francia Antoine Turpin) segno di un contatto significativo con il capolavoro di Leonardo che lascerà una traccia incisiva, ma abilmente dissimulata nella produzione di Bramantino.

Negli anni a cavallo del 1500 vengono a cadere tre capolavori che segneranno la storia della pittura lombarda del Cinquecento: la Pala di San Michele, oggi all’Ambrosiana di Milano, i Cartoni per gli arazzi con i Mesi di casa Trivulzio, ora al Castello di Milano, e la Crocifissione su tela della Pinacoteca di Brera. Con queste opere superbe, di datazione ancora sub judice, si chiude la spettacolare maturazione del Bramantino, che sarà ancora attivo e determinante in Lombardia per almeno un quarto di secolo.

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Filippino Lippi e Sandro Botticelli

EXHIBITION: Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del ‘400, Roma, Scuderie del Quirinale, 5 ottobre 2011 – 15 gennaio 2012. Mostra a cura di Alessandro Cecchi.

Nato a Prato verso il 1457 dalla relazione clandestina di Fra Filippo Lippi con la monaca Lucrezia Buti, Filippo, chiamato Filippino per distinguerlo dal padre, pittore dei più famosi e apprezzati del suo tempo, divenne a sua volta un artista di primissimo livello, cui il Vasari riserva parole di elogio per il “tanto ingegno” e la “vaghissima e copiosa invenzione”.

Fin dalle sue prime prove giovanili, attribuite dal grande storico dell’arte Bernard Berenson ad un fantomatico “Amico di Sandro”, le sue guizzanti figurine colpiscono per una grazia malinconica, un’inquietudine capricciosa che le differenziano dallo stile del Botticelli. Di quest’ultimo non fu un semplice garzone di bottega ma un collaboratore alla pari, per divenirne poi un rivale temibile nell’ultimo ventennio del quattrocento, apprezzato sempre più dai Medici e dai loro sostenitori come dai seguaci del Savonarola e i repubblicani.

Si spiega così perché sia stato chiamato proprio Filippino negli anni ottanta a completare gli affreschi della cappella Brancacci al Carmine, opera di Masolino e Masaccio, pittori venerati, ammirati e studiati da tutti gli artisti allora e nei secoli a venire, oppure gli siano state affidate importanti commissioni disattese da Leonardo come la Pala degli Otto in Palazzo Vecchio (1486) e l’Adorazione dei Magi di San Donato a Scopeto (1496), entrambe oggi agli Uffizi, o, ancora la commissione, nel 1498, più prestigiosa della Repubblica, la Pala della Signoria per la Sala del Maggior Consiglio repubblicano cui, però, non avrebbe dato seguito per i molti impegni e il sopravvenire della morte nel 1504.

Filippino seppe, dunque, essere artista eclettico e versatile più di ogni altro, con commissioni a Firenze e nel suo territorio, ma anche a Lucca, a Genova, a Bologna e a Pavia. Fu inoltre particolarmente innovativo nel campo decorativo e delle arti applicate, come attestano gli affreschi della Cappella Carafa nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva a Roma e della Cappella Strozzi in Santa Maria Novella a Firenze, cicli pittorici in cui la sua fantasia sbrigliata e capricciosa emerge sicura, tanto da farne un maestro di grande modernità. In tempi recenti il livello qualitativo e l’eccellenza davvero non comune della sua produzione artistica comincia ad essere ritenuta superiore a quella di molte opere ascritte al Botticelli.

La mostra delle Scuderie del Quirinale vuole presentare al pubblico i circa trentaquattro anni di attività del maestro, proficui come pochi altri, per quantità e qualità di opere: dalle tavole agli affreschi, ai raffinati disegni su carte colorate, veri e propri capolavori a se stanti. Opere celebri e preziosissime che giungono per l’occasione, come consuetudine per le grandi mostre delle Scuderie del Quirinale, dai più importanti musei di tutto il mondo e da poche, superbe, collezioni private.

Grazie, infine, alla fondamentale collaborazione del Polo Museale Fiorentino, del Fondo Edifici di Culto e grazie al contributo generoso di associazioni private come “Friends of Florence”, la mostra offre un’occasione unica per vedere riuniti i capolavori del maestro toscano proprio a Roma dove Filippino ha studiato le antichità e lasciato il ciclo affrescato della cappella Carafa, ripercorrendone la vicenda umana e artistica e offrendo la possibilità irripetibile di confronti con alcune opere del grande Botticelli per cui anche il rapporto con ‘l’amico Sandro’ risulterà, alla fine del percorso espositivo delle Scuderie, approfondito e illuminato sullo sfondo della Firenze del ‘400, straordinaria per fervore e innovazione.

La mostra è stata recensita da CAROLINE CAMPBELL, “The Burlington Magazine”, volume CLIV, number 1306, January 2012, pp. 64 and 65.

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Miniature da Bisanzio alla Laurenziana

MOSTRA: Voci dell’Oriente. Miniature e testi classici da Bisanzio alla Biblioteca Medicea Laurenziana (Salone michelangiolesco, Piazza San Lorenzo 9, Firenze), 4 febbraio – 30 giugno 2011. Orario mostra: martedì, giovedì– sabato ore 9,30 – 13,30; lunediì e mercoledì ore 9,30 – 17,30 (chiuso festivi). Ente promotori: Biblioteca Medicea Laurenziana – Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Catalogo a cura di Massimo Bernabò (Edizioni Polistampa).

Un’esposizione che riguarda la trasmissione nei secoli IX-XV del patrimonio culturale della Grecia antica attraverso la civiltà bizantina e l’umanesimo fiorentino. Le “voci” evocate in questa mostra sono quelle degli autori appartenenti alla letteratura greca antica, vissuti tra il VII a.C. e il V d.C., come Omero, Platone, Aristotele, Erodoto, Demostene, fino ad Atanasio e Proclo. Accanto ai cosiddetti classici figurano anche gli scrittori cristiani e i padri della Chiesa, nonché la Bibbia e in particolare i libri del Nuovo Testamento, i cui testi più antichi sono in greco. Tutte queste opere furono tramandate nel corso dei secoli attraverso copie realizzate nei territori dove il greco era la lingua comunemente usata, cioè la parte orientale dell’Impero Romano. Di questi territori faceva parte Bisanzio, che dal IV secolo era stata rifondata e, con il nome Costantinopoli, si affermò quale centro politico e culturale dell’Oriente per circa un millennio, fino alla caduta dell’Impero Romano d’Oriente. In questa città fiorirono gli studi e i commenti letterari di personalità eccezionali come Fozio, Niceta ed Eustazio.

Dopo la caduta di Costantinopoli, il 29 maggio 1453, maestri bizantini giunsero in Italia dall’Oriente per insegnare il greco agli esponenti dell’umanesimo, il nascente movimento culturale fondato sulla ricerca dell’antico. Già da tempo i contatti culturali fra le due città erano stretti: nel 1439 una delegazione bizantina era giunta a Firenze per discutere l’unione tra la Chiesa ortodossa e quella cattolica portando i testi dei Padri della Chiesa da utilizzare durante le sedute conciliari: nelle discussioni ci si servì anche del manoscritto con le opere del patriarca Atanasio (in mostra col n. 33). Nel corso del sec. XV, molti studiosi bizantini, come per esempio Demetrio Damila e Teodoro Gaza, trascrissero su commissione codici che sono poi decorati nelle botteghe di celebri miniatori. La famiglia Medici giocò un ruolo importante nel far arrivare i libri dall’Oriente. Nel XVI secolo i Medici raccolsero all’interno di un unico edificio l’inestimabile patrimonio della letteratura greca e lo resero disponibile alla comunità: da allora la Biblioteca Medicea Laurenziana ha custodito e ancora oggi custodisce le fonti dirette della cultura greca antica.

Tra i codici in lingua greca, databili tra IX e XV e appartenenti ai fondi laurenziani, si annoverano esemplari di particolare interesse che attestano la produzione di volumi fondamentali per la nostra conoscenza della letteratura greca antica: di essa oggi conosceremmo molto meno senza questi manoscritti. Un importante codice miscellaneo (ms. Pluteo 32.9, in mostra col n. 3) contiene le opere di Sofocle, Eschilo, Apollonio Rodio: oltre al testo nei margini sono presenti gli scoli, cioè note di commento con interessanti informazioni sulle opere e sugli autori. Un altro codice di grande formato, comprendente vari scritti di medicina, fu compilato da Niceta e costituisce una fonte unica per molte delle opere che contiene (ms. Pluteo 74.7, in mostra col n.18). Curiosi sono i disegni con schemi di disposizione dei soldati, che accompagnano il testo di un trattato di strategia militare appartenuto all’imperatore Costantino VII Porfirogenito (ms. Pluteo 55.4, in mostra col n. 19).

Sono esposti inoltre una decina di manoscritti della Bibbia, che presentano pregevoli miniature, bellissimi esempi dell’arte bizantina, come il ms. Pluteo 6.28 (esposto in mostra col n. 26). Infine una copia dei poemi di Omero, trascritta da uno studioso bizantino, Teodoro Gaza, per uno studioso fiorentino, Francesco Filelfo: perfetto testimone del passaggio di consegne avvenuto fra due civiltà (ms. Pluteo 32.1, in mostra col n. 39).

La inaugurazione della mostra è stata il giorno 3 marzo 2011 alle ore 16.00, alla presenza di MADDALENA RAGNI (Direttrice regionale per i beni culturali e paesaggistici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali), MICHELE GREMIGNI (Presidente dell’Ente Cassa Risparmio di Firenze) e  GUGLIELMO CAVALLO (Docente di paleografia greca dell’ Università di Roma La Sapienza).

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I manoscritti della letteratura italiana

PRESENTAZIONE del volume I manoscritti della letteratura italiana delle origini. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, a cura di SANDRO BERTELLI, Firenze 2011 (SISMEL – Edizioni del Galluzzo, Collana: Biblioteche e Archivi, 22).

Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, giovedì 9 giugno 2011, ore 15.00. Sono intervenuti: PAOLO TROVATO (Università di Ferrara) e STEFANO ZAMPONI (Università di Firenze).

Visita il sito della Biblioteca Medicea Luareneziana

Sandro Botticelli and Herbert Horne

Sandro Botticelli and Herbert Horne: New Research, edited by Rab Hatfield, Florence 2009 (Syracuse University in Florence), 160 pages, 90 color and 20 black and white illustrations, $ 24.95.

Contents:

Barbara Deimling, Preface (p. vii); Rab Hatfield, Introduction (pp. ix-xvi); Biographies of Contributors (pp. 3-4); Abbreviations (pp. 5-6).

Rab Hatfield, Some Misidentification in and of Works by Botticelli (pp. 7-61); Barbara Deimling, Who Tames the Centaur? The identification of Botticelli’s Heroine (pp. 63-103); Louis A. Waldman, Botticelli and his Patrons: The Arte del Cambio, the Vespucci, and the Compagnia dello Spirito Santo in Montelupo (pp. 105-135); Jonathan K. Nelson, “Botticelli” or “Filippino”? How to Define Authorship in a Renaissance Workshop (pp. 137-167); Caroline Elam, Herbert Horne: “A Kind of Posteritorious Distinction” (pp. 169-225); and Antonella Francini, Herbert Horne and an English “Fable” for Botticelli (pp. 227-250).

Photo Credits (pp. 251-254); Bibliography (pp. 255-278); Index (pp. 279-284).