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Gli incunaboli francescani di Firenze

BOOK: Gli incunaboli della Biblioteca Provinciale dei Frati Minori di Firenze, a cura di Chiara Razzolini, Elisa di Renzo e Irene Zanella. Con un saggio di Neil Harris, Firenze 2012 (Pacini Editore – Regione Toscana) (Toscana, Biblioteche e Archivi, 2), 344 pagine, 150 immagini, € 28,00.

Questo catalogo documenta e descrive l’accentramento presso la Biblioteca Provinciale dei Frati Minori di Firenze, delle edizioni del XV secolo provenienti dai conventi francescani della Toscana, un processo non ancora ultimato ma già molto importante.

In questi ultimi anni il mondo in cui viviamo è cambiato e la religiosità francescana è cambiata con esso. L’azione dei frati, decimati dal calo delle vocazioni, si è spostata altrove, nel terzo mondo, nei luoghi caldi e pericolosi del pianeta. Questa riduzione e questo spostamento hanno significato perciò la chiusura di non pochi conventi, con il necessario raduno degli oggetti, soprattutto della suppellettile libraria ed archivistica, presso le sedi centrali della provincia.

Di fronte agli ulteriori cambiamenti che si verificheranno, queste biblioteche diventano arche del sapere e il catalogo una bussola, entrambi strumenti necessari per navigare in un viaggio di cui non conosciamo la destinazione finale.

Sommario

* Cristina Scaletti e Fr. Paolo Fantaccini, Presentazioni (pp. 7-9)
* Neil Harris, Né pesce nè carne: ritratto dell’incunabolo come libro bifronte (pp. 11-46)
* Chiara Razzolini, I segni di provenienza (pp. 47-66)
* Elisa di Renzo e Irene Zanella, Interventi di conservazione e condizionamento degli incunaboli (pp. 67-74)
* Chiara Razzolini, Elisa di Renzo e Irene Zanella, Criteri e metodologia (pp. 75-85)
* Elisa di Renzo e Irene Zanella, Glossario (pp. 87-98)
- Catalogo (pp. 99-295)
* Chiara Razzolini, Presenza e diffusione territoriale delle edizioni (pp. 297-301)
- Indici (pp. 303-308)
* Rossella De Pierro, Identificazione dei lacerti (pp. 309-335)
- Bibliografia (pp. 337-340).

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Gli anni della Cupola, 1417-1436

JOB: Gli anni della Cupola, 1417-1436, Concorso per due posti di collaboratore a progetto, Firenze, Opera di Santa Maria del Fiore.

L’Opera di Santa Maria del Fiore annuncia il concorso per due posti di collaboratore al progetto di edizione digitale online Gli anni della Cupola, 1417-1436. Si tratta di incarichi retribuiti di un anno che comprendono attività di lavoro ed esperienza di formazione alla lettura e all’interpretazione della documentazione amministrativa antica.

L’edizione, consultabile online è costituita di oltre 21.000 documenti relativi a tutte le attività dell’Opera del Duomo fiorentino nel ventennio 1417-1436, dalla costruzione dell’edificio alla committenza del suo arredo artistico, dalla logistica di cantiere e la gestione della forza lavoro e del personale amministrativo ai progetti esterni assegnati dal Comune, dagli sforzi per garantire il proprio finanziamento ai rapporti con il clero e alla cura della liturgia in cattedrale. Il materiale è d’interesse multi-disciplinare e richiede per il suo studio sistematico una buona conoscenza delle consuetudini amministrative dell’epoca nonché un’attenzione per gli aspetti istituzionali, religiosi, economici, sociali e artistici.

I candidati al ruolo di collaboratore del progetto devono essere in possesso di un curriculum idoneo alla materia di ricerca e di un titolo di studio non inferiore alla laurea magistrale o suo equipollente (laurea del vecchio ordinamento o master estero). Devono dimostrare capacità di lettura paleografica e attitudine alla ricerca archivistica e alla scrittura scientifica. Si richiedono padronanza della lingua italiana e latina e capacità di espressione in inglese o tedesco. Non vi è limite di nazionalità. L’età massima è di 40 anni compiuti entro la fine del 2012. L’incarico deve costituire la principale occupazione del collaboratore e non è compatibile con altre borse di studio né con occupazioni lavorative non occasionali.

La retribuzione è di 15.000 euro lordi per un anno (circa 1.000 euro al mese netti per 12 mesi), dal 15 gennaio 2013. Si richiede di dedicarsi in parte all’arricchimento del sito con la preparazione dell’esistente corredo fotografico dei manoscritti per completare la presentazione secondo il modello del prototipo online. Il resto del programma sarà rivolto in una prima fase alla familiariz- zazione con la struttura dell’archivio e dell’edizione e alla formazione alla lettura e all’analisi dei testi con la guida del personale dell’archivio e del progetto. In seguito i collaboratori sceglieranno, d’accordo con i loro tutori, argomenti per lo studio finalizzati alla realizzazione di saggi da pubblicarsi, se giudicati adeguati, sul sito degli Anni della Cupola.

I candidati devono far pervenire agli uffici dell’Opera i seguenti materiali per via telematica in formato Word o PDF, entro il 15 novembre 2012, specificando il soggetto “collaborazione”, oppure in triplice copia cartacea all’Opera di Santa Maria del Fiore, via della Canonica 1, 50122 Firenze, tel. 055-2302885: il modulo compilato, scaricabile online o disponibile presso l’Opera; un breve campione della propria scrittura scientifica (max. 10 cartelle) anche non pubblicata (per es. una relazione o parte di tesi) con dichiarazione di esserne l’autore a tutti gli effetti.

La commissione del concorso procederà ad una prima selezione delle domande. Successivamente inviterà i candidati ritenuti più idonei a un colloquio, che includerà una breve prova di trascrizione di documenti del XV secolo per saggiare le capacità di lettura. La commissione annuncerà le proprie decisioni entro il 10 dicembre 2012, riservandosi la possibilità di non assegnare uno o entrambi i posti offerti nel caso di mancanza di candidati idonei. L’inizio dell’incarico è previsto per il 15 gennaio 2013.

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Il gotico internazionale a Firenze

MOSTRA: Bagliori dorati. Il gotico internazionale a Firenze, 1375-1440, Firenze, Galleria degli Uffizi, 19 giugno – 4 novembre 2012, a cura di Antonio Natali, Enrica Neri Lusanna e Angelo Tartuferi. Catalogo: Giunti Editore. Orario: Martedì – Domenica ore 8.15 – 18.50; chiuso il lunedì.

Le sale del piano nobile della Galleria degli Uffizi ospitano un’importante esposizione volta a ricostruire il panorama dell’arte fiorentina nel periodo mirabile e cruciale che approssimativamente va dal 1375 al 1440. Per restituire il clima colto e prezioso di quella lunga stagione, sono stati scelti, accanto a dipinti celebrati da secoli, altri pregevolissimi finora poco conosciuti, così come sculture lignee e marmoree, codici miniati, lavori d’arte sacra e profana: creazioni tutte di sommo pregio e di assoluta rilevanza storica, provenienti da prestigiose istituzioni museali pubbliche, nonché da collezioni private italiane e straniere.

Il percorso prende le mosse dalle opere degli interpreti massimi dell’ultima fase della tradizione trecentesca. Si possono ammirare opere di Agnolo Gaddi, Spinello Aretino, Antonio Veneziano, Gherardo Starnina e Lorenzo Monaco. Artista, quest’ultimo, che dopo la morte dello Starnina rimane il maggior pittore fiorentino a proporre del gotico estremo una variante personalissima, estranea perfino al naturalismo raffinato di Gentile da Fabriano. Testimone lirico di quegli anni, anche Gentile è presente in mostra con tavole famose per la loro bellezza struggente. Si vedono i lavori di artefici operosi a Firenze fra Trecento e Quattrocento, animati da una disposizione culturale volta all’osservanza della recente tradizione artistica tardo trecentesca e nel contempo però interessata alle dirompenti novità della nuova dottrina umanistica, con i fervidi recuperi dell’antico che suggeriva. Opere che stanno a rappresentare, al più alto livello, pittori meritevoli di una più diffusa conoscenza: Lippo d’Andrea, Mariotto di Cristofano, Giovanni Toscani, Ventura di Moro, Francesco d’Antonio e Arcangelo di Cola.

Insieme, però, si sperimentano le virtù poetiche di Lorenzo Ghiberti, personalità fra le più eminenti del tardogotico fiorentino, nel cui cantiere per la prima porta del Battistero, durante la fase iniziale della sua attività, s’erano formati quasi tutti gli artisti di spicco operosi a Firenze. E lì accanto è dato osservare la maniera soave del Beato Angelico, artista emblematico – insieme a Michelozzo – di una linea espressiva che aspirava a coniugare l’eredità del linguaggio artistico del recente passato con quanto d’inedito stava maturando in città con Brunelleschi e Masaccio. Linea che aveva il conforto di alcuni grandi umanisti, che orbitavano intorno a Cosimo il Vecchio de’ Medici.

Infine – a chiudere, davvero in un bagliore, il tragitto – si troverà uno dei testi più insigni del primo Quattrocento, restituito a una insospettata leggibilità: la Battaglia di San Romano di Paolo Uccello, volo fantastico, capace di sintetizzare i sogni di un’epoca irripetibile.

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Tipologie e costi della miniatura fiorentina

ARTICLE: Anna Melograni, Tipologie e costi della miniatura fiorentina di fine Quattrocento: un riesame della Bibbia di Attavante per il re di Portogallo, “Bollettino d’Arte”, serie VII, 2011, fascicolo 10, pp. 111-124.

Due opere miniate nella bottega del fiorentino Attavante tra il 1494 e il 1497 per il re di Portogallo, Emanuele I, oggi conservate a Lisbona – la Biblia dos Jeronimos con il commento di Niccolò di Lira in sette volumi (Arquivo Nacional da Torre do Tombo, mss. CF 161/1-7) e il Livro das Sentenças di Pietro Lombardo (ms. CF 145) – consentono di fare nuova luce sul costo della loro decorazione. Il presente studio, partendo dal noto contratto stipulato tra il miniatore e il mercante fiorentino Clemente Sernigi, incaricato dal sovrano di seguire la lavorazione dei codici, esamina le diverse tipologie decorative menzionate nel documento e i relativi costi, mettendoli a confronto con le pagine prodotte da Attavante e dai suoi collaboratori negli otto volumi portoghesi. L’analisi comparativa tra fonte scritta e dato materiale permette di individuare per la prima volta tipologie di miniature poco note, discusse in passato senza giungere ad un chiarimento definitivo (ad esempio, a proposito delle «lettere paliate») e di conoscerne il valore, fissando in tal modo una sorta di “prezzario” per la miniatura fiorentina di fine Quattrocento.

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Percorsi abruzzesi tra Napoli e Firenze

CONFERENCE: Tra Napoli e Firenze. Percorsi storico-artistici lungo l’appennino centrale abruzzese (secc. XIII-XV), L’Aquila-Castelvecchio Subequo, 11-12 maggio 2012. Organizzazione scientifica: Cristiana Pasqualetti.

Programma

Venerdì 11 maggio, L’Aquila, Facoltà di Lettere e Filosofia – Aula A, Via dell’Industria, km. 0,350 loc. Bazzano (9.30)
* Fabio Redi (Università degli Studi dell’Aquila), Introduzione ai lavori

Prima sessione – Presiede Francesco Aceto (Università degli Studi di Napoli “Federico II”)
* Vinni Lucherini (Università degli Studi di Napoli “Federico II”), L’arte del Medioevo abruzzese tra Ottocento e Novecento: una scoperta straniera, una riscoperta locale
* Gaetano Curzi (Università degli Studi di Chieti – Pescara “G. D’Annunzio”), Sculture lignee lungo la “Via  degli Abruzzi”
* Cristiana Pasqualetti (Università degli Studi dell’Aquila), Ritorno a Campo di Giove
* Francesco Gandolfo (Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”), Il serpente nei portali aquilani

Seconda sessione – Presiede Alessandra Perriccioli Saggese (Seconda Università degli Studi di Napoli)
* Anna Colangelo (Soprintendenza BSAE dell’Abruzzo), Trame e colori della Sulmona medievale
* Irene Sabatini (Università degli Studi di Firenze), Contaminazioni extraterritoriali in croci processionali d’Abruzzo. Gli esempi trecenteschi di Rosciolo, Borbona, Sant’Elpidio, Forcella.
* Francesca Manzari (Sapienza – Università di Roma), Miniatori all’Aquila nell’ultimo quarto del XIV secolo: il corredo liturgico della chiesa di Santa Maria Paganica
* Gabriele Fattorini (Università degli Studi di Siena), Da Siena all’Aquila: il San Bernardino di Sano di Pietro per Giovanni da Capestrano

Sabato 12 maggio, Castelvecchio Subequo – Sala Padre Pio Grannonio, Via Roma 62 (9.30)
Terza sessione – Presiede Lucia Arbace (Soprintendenza BSAE dell’Abruzzo)
* Walter Angelelli (Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”), Modi, modelli e moduli. Le Storie di San Francesco nella Cappella dei conti di Celano a Castelvecchio Subequo
* Luca Nicoletti (Università degli Studi di Milano), La custodia di Campo di Giove. Vicissitudini critiche e collezionistiche
* Alessandro Del Priori (Università degli Studi di Firenze), Il San Nicola di Monticchio e i tabernacoli monumentali come pala d’altare. Considerazioni sulla pittura e sulla scultura trecentesca tra Spoleto e l’Aquila
* Vittoria Camelliti (Università degli Studi di Udine), Tradizione e innovazionen nell’iconografia dei santi patroni in Abruzzo nel corso del Quattrocento
* Valentino Pace (Università degli Studi di Udine), Conclusioni.

15:30 – Visita guidata al Museo d’Arte Sacra della Marsica, a cura  della Soprintendenza BSAE dell’Abruzzo.

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Per la giovinezza del Bramantino

LECTURE: Giovanni Romano, Per la giovinezza del Bramantino, Firenze, Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut, Palazzo Grifoni (Seminarraum, Via dei Servi 51), 24 aprile 2012, ore 18.00.

La nostra conoscenza del Bramantino è legata a pochi documenti sicuri e a una serie non certo abbondante di opere la cui scalatura cronologica ha subito molte variazioni. Solo di recente si sono raggiunte alcune certezze e sono state proposte alcune ipotesi plausibili sull’itinerario del pittore, in special modo sui problemi che caratterizzano la sua fase giovanile.

Nel dicembre del 1480 entra  nella bottega di un orafo (Francesco de Camperis) ma non sembra debba restarvi a lungo, anche se le sue opere iniziali sono di una affilata secchezza da orafo. I suoi rapporti con Bramante, per la possibile collaborazione agli Uomini d’arme di Casa Panigarola, ora a Brera, sono riconducibili ai tardi anni Ottanta del Quattrocento (post 1486. quando la cosidetta Casa Panigarola diventa proprietà di Gaspare Visconti) e già nel 1489 il nostro pittore è noto con il soprannome di Bramantino.

L’Argo del Castello di Milano non può cadere oltre il 1493-1494 e il Cristo di Chiaravalle, oggi a Brera, è strettamente legato a questo impressionante affresco mitologico. L’ultimo decennio del secolo si chiude con l’intervento nel Castello di Voghera, per un Ciclo delle Muse da poco recuperarto sotto lo scialbo, legato a un prestigioso committente francese (il conte di Ligny); ancora per un committente francese Bramantino eseguirà una copia dell’Ultima Cena di Leonardo, nel 1503 (per il tesoriere generale di Francia Antoine Turpin) segno di un contatto significativo con il capolavoro di Leonardo che lascerà una traccia incisiva, ma abilmente dissimulata nella produzione di Bramantino.

Negli anni a cavallo del 1500 vengono a cadere tre capolavori che segneranno la storia della pittura lombarda del Cinquecento: la Pala di San Michele, oggi all’Ambrosiana di Milano, i Cartoni per gli arazzi con i Mesi di casa Trivulzio, ora al Castello di Milano, e la Crocifissione su tela della Pinacoteca di Brera. Con queste opere superbe, di datazione ancora sub judice, si chiude la spettacolare maturazione del Bramantino, che sarà ancora attivo e determinante in Lombardia per almeno un quarto di secolo.

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