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In ricordo di Luigi Balsamo

ARTICLE: Alberto Salarelli, Un ricordo, anche personale, di Luigi Balsamo, in “Biblioteche Oggi”, vol. XXXI, gennaio-febbraio 2013, n. 1, pp. 5-7.

Sullo stesso tema si veda inoltre l’articolo di Edoardo Barbieri, Luigi Balsamo, uomo del libro, in “Il Sole 24 ore”, supplemento domenicale, 23 dicembre 2012, p. 40.

In ricordo di Miklós Boskovits

ARTICLES: Acta Historiae Artium Accademiae Scientiarum Hungaricae, tomus LIII, 2012.

* Zsuzsa Urbach, Miklós Boskovits (1935-2011) in memoriam (pp. 5-8)

* Margarit Sonnevend, Alla memoria del Prof. Miklós Boskovits (pp. 9-14).

L’Évangiles à l’épreuve des sens

ARTICLE: Cécile Voyer, Un livre d’Évanigiles à l’épreuve des sens (ms. Paris, Arsenal, 592), in Cahiers de civilitation médiévale (Xe-XIIe siècles), 55, 2012, pp. 417-431.

MS. Bibliothèque de l’Arsenal 592, a gospel book is in many ways a remarkable manuscript. The present article makes no attempt at comprehensive analysis of the manuscript; rather, it concentrates on four scenes which constitute a homogenous group within it: the burial of Christ, the visit of the three Marys to the sepulchre, Christ’s appearence to the apostles, and the incredulity of saint Thomas. These scenes, all related to the mystery of Easter, differ from the other illuminations because of the presence there of distinctive inscriptions. These images, which are unparalleled elsewhere, are germane to the author’s argument in that they stimulate the senses of the reader/viewer to recreate the sensorial context in which he has been brought into contact with the devine and with the concept of Knowledge.

Il Libro d’ore ms. Varia 80-82 di Torino

ARTICLE: Concetto Del Popolo, Un «Libro d’ore» apparente: Torino, Biblioteca Reale, Varia 80-82, in Archivum Fratrum Praedicatorum, LXXX, 2010, pp. 147-175.

Gli affreschi di Manfredino da Pistoia a Genova

Manfredino

ARTICLE: Giovanni Battista Varese, Luca Longhi e Clario Di Fabio, Gli affreschi di Manfredino da Pistoia nella chiesa di N. S. del Carmine a Genova, in Bollettino d’Arte, s. VII, a. XCVI, n. 12, pp. 41-132.

- Giovani Battista Varese, Lo sviluppo architettonico e i dati di restauro (2006-2009) (pp. 41-64)
- Luca Longhi, La riscoperta e il restauro degli affreschi (pp. 65-82)
- Clario Di Fabio, Gli affreschi di Manfredino e altri documenti genovesi di cultura figurativa “assisiate” (pp. 83-132)

Se il recente restauro della chiesa di Nostra Signora del Carmine ha recuperato il secondo dei due grandi edifici religiosi gotici del Duecento genovese, sopravvissuto – insieme alla chiesa di Sant’Agostino – ad eventi politico-religiosi che hanno portato invece alla demolizione di San Francesco di Castelletto e di San Domenico, l’attribuzione a Manfredino da Pistoia del ciclo di affreschi che ne decora l’abside maggiore ha costituito un’addizione significativa al corpus della pittura duecentesca genovese e italiana.

Articolato in tre contributi specifici, il presente studio affronta in primo luogo i dati emersi dal restauro architettonico che ha consentito di chiarire, alla luce di precisi riscontri, la vicenda costruttiva, i connotati architettonici originari e le trasformazioni di un edificio finora conosciuto e studiato solo con larga approssimazione.

Nella seconda parte del saggio, si affrontano sia gli aspetti tecnico-produttivi del lavoro dell’artista, sia il tipo di organizzazione del cantiere. La disamina ha inizio dai precedenti restauri attuati intorno al 1935, di cui vengono analizzati i materiali, i metodi e i caratteri peculiari, per concludersi con i nuovi metodi e gli scopi dell’intervento recente, grazie ai quali l’intero ciclo ha riacquistato un’identità precisa e dichiarato l’alto livello tecnico e artistico del lavoro dell’artista pistoiese

Segue un saggio che affronta i temi più specificamente storico-artistici connessi al ciclo affrescato, il più antico finora noto con soggetti carmelitani, del quale si analizza l’iconografia, si giustifica l’attribuzione a Manfredino da Pistoia, si chiariscono la cronologia e le circostanze storiche della realizzazione, e si affrontano i problemi di committenza.

Con nuove osservazioni sul percorso e il catalogo delle opere fin qui riconosciute a Manfredino, si ribadisce la datazione al 1292 degli affreschi di San Michele e si assegna all’artista un inedito affresco datato in San Bartolomeo dell’Olivella (1305), che non solo fornisce un prezioso ante quem per il ciclo del Carmine, ma fissa la data estrema della biografia del pittore, il cui catalogo genovese esce rafforzato. Parallelamente, altri ritrovamenti attestano come, in quegli stessi anni, anche altre presenze denuncino il trapianto a Genova di una cultura figurativa di marca assisiate (English Version).

Vedi il sommario del Fascicolo 12

La cultura artistica in Italia

Roberto Longhi

ARTICLE: Roberto Longhi, La cultura artistica in Italia, “Il Contemporaneo”, 25/26, maggio-giugno, 1960, pp. 6-12.

Caro Cardona,
una ripresa della mia indisposizione mi ha impedito di stendere con la dovuta ampiezza il referto sulle scadenti condizioni della nostra cultura artistica e di esporlo personalmente al convegno da Lei preparato con tanta pazienza [n.d.r, Convegno di Roma].
Per un verso me ne dispiace, per l’altro mi chiedo se ciò non sia per il meglio, non volendo appesantire le discussioni con un problema che si fa più grave appunto perché non è affatto sentito dalla nostra media cultura, e i cui particolari non potrebbero perciò discutersi che in convegni speciali di competenti: artisti e critici; docenti di storia dell’arte; direttori di musei, e via dicendo.
Qui le mando in fretta alcune osservazioni, in parte già esposte molti  anni fa in occasioni diverse, e che toccano i punti a mio parere essenziali dell’argomento: e cioè: la grave carenza di una cultura artistica media che sola potrebbe far massa di resistenza nei problemi d’arte che si affacciano ogni giorno; e la causa fondamentale di tale carenza, che sta nel difetto di una educazione specifica e tempestiva.
La constatazione, ovvia ma trascurata, che l’arte figurativa è una lingua particolare con il suo alfabeto, una sua grammatica, una sua sintassi, avrebbe potuto da tempo provocare la domanda se non occorra insegnarla per tempo, quasi assieme con la lingua «per verba».
Come si sta infine con l’insegnamento di quella «lettura artistica» che, in ogni suo grado, non potrà essere che un avviamento «storico» dapprima più elementare, poi sempre più complesso e diramato?
I bimbi delle scuole primarie, a parte le copertine dei loro quadernetti che recano talvolta le effigi in «cromolito» dei grandi dell’arte italiana, hanno a disposizione qualche ora per quel «disegno» che si suol chiamare «libero» e che è invece costrizione a uno stadio preistorico e quasi prenatale da cui l’allievo non tarderà ad uscire da solo, dimenticandolo; più tardi, e anche nelle scuole medie d’avviamento, gli si domanda il disegno «dal vero» mentre, ed è differenza sintomatica, nelle stesse classi la poesia non si studia già dal «vero» ma dalla poesia stessa, già fatta e stagionata.
Perché insomma, gli allievi delle scuole medie inferiori leggono già Fedro o Cesare e non leggono affatto Fidia o Policleto? Tale disformità di trattamento è sicuramente il curioso residuo dell’illusione romantico-positivistica che l’imitazione della natura venga più buona per l’iniziazione artistica che per quella letteraria. E mentre nessuno si arrischierebbe a insegnare prima a scrivere che a leggere; per l’arte si fa questo e peggio, dato che in essa l’atto dello scrivere non è neppure più un segno convenzionale ma già libera invenzione personale. E a chi mi rammenti che in taluni ordini di scuole medie non mancano gli esercizi di disegno geometrico e ornamentale risponderò che la scelta di questo alfabeto è la peggiore di tutte, perché riserva la sua preferenza ad un solo aspetto, e fra i più fossili, della grammatica storica dell’arte; risalendo infatti allo sciagurato accademico neoclassico.
Ma non valichiamo, per pietà, il limite che ci separa dall’insegnamento dei licei artistici e delle Accademie di belle arti, sulla cui confusione didattica e mentale non è neppure bisogno d’infierire. Restiamo nel campo della semplice «lettura» artistica e al suo fondamentale significato storico-umanistico; vediamo che cosa sia avvenuto da quando la storia dell’arte si affacciò timidamente, circa trenta o quarant’anni fa, nei licei classici.

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