
ARTICLE: Giovanni Battista Varese, Luca Longhi e Clario Di Fabio, Gli affreschi di Manfredino da Pistoia nella chiesa di N. S. del Carmine a Genova, in Bollettino d’Arte, s. VII, a. XCVI, n. 12, pp. 41-132.
- Giovani Battista Varese, Lo sviluppo architettonico e i dati di restauro (2006-2009) (pp. 41-64)
- Luca Longhi, La riscoperta e il restauro degli affreschi (pp. 65-82)
- Clario Di Fabio, Gli affreschi di Manfredino e altri documenti genovesi di cultura figurativa “assisiate” (pp. 83-132)
Se il recente restauro della chiesa di Nostra Signora del Carmine ha recuperato il secondo dei due grandi edifici religiosi gotici del Duecento genovese, sopravvissuto – insieme alla chiesa di Sant’Agostino – ad eventi politico-religiosi che hanno portato invece alla demolizione di San Francesco di Castelletto e di San Domenico, l’attribuzione a Manfredino da Pistoia del ciclo di affreschi che ne decora l’abside maggiore ha costituito un’addizione significativa al corpus della pittura duecentesca genovese e italiana.
Articolato in tre contributi specifici, il presente studio affronta in primo luogo i dati emersi dal restauro architettonico che ha consentito di chiarire, alla luce di precisi riscontri, la vicenda costruttiva, i connotati architettonici originari e le trasformazioni di un edificio finora conosciuto e studiato solo con larga approssimazione.
Nella seconda parte del saggio, si affrontano sia gli aspetti tecnico-produttivi del lavoro dell’artista, sia il tipo di organizzazione del cantiere. La disamina ha inizio dai precedenti restauri attuati intorno al 1935, di cui vengono analizzati i materiali, i metodi e i caratteri peculiari, per concludersi con i nuovi metodi e gli scopi dell’intervento recente, grazie ai quali l’intero ciclo ha riacquistato un’identità precisa e dichiarato l’alto livello tecnico e artistico del lavoro dell’artista pistoiese
Segue un saggio che affronta i temi più specificamente storico-artistici connessi al ciclo affrescato, il più antico finora noto con soggetti carmelitani, del quale si analizza l’iconografia, si giustifica l’attribuzione a Manfredino da Pistoia, si chiariscono la cronologia e le circostanze storiche della realizzazione, e si affrontano i problemi di committenza.
Con nuove osservazioni sul percorso e il catalogo delle opere fin qui riconosciute a Manfredino, si ribadisce la datazione al 1292 degli affreschi di San Michele e si assegna all’artista un inedito affresco datato in San Bartolomeo dell’Olivella (1305), che non solo fornisce un prezioso ante quem per il ciclo del Carmine, ma fissa la data estrema della biografia del pittore, il cui catalogo genovese esce rafforzato. Parallelamente, altri ritrovamenti attestano come, in quegli stessi anni, anche altre presenze denuncino il trapianto a Genova di una cultura figurativa di marca assisiate (English Version).
Vedi il sommario del Fascicolo 12
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