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Fra Giovanni Angelico

Dal 20 dicembre 2007 al 29 marzo 2008, il Museo di San Marco di Firenze ha organizzato e ospitato la mostra Fra Giovanni Angelico. Pittore miniatore o miniatore pittore?, a cura di MAGNOLIA SCUDIERI e SARA GIACOMELLI, Firenze 2007 (Giunti).

Indice: C. Acidini, Presentazione; A. Zuccari e G. Morello, Presentazione; M. Scudieri, «Frate Giovanni Angelico da Fiesole … eccellente pittore e miniatore» (pp. 13-24); M. Scudieri, Sfogliando il Graduale 558 (pp. 27-57); S. Giacomelli, Catalogo I/1. Graduale 558 (pp. 58-88); M. P. Masini, L’arte del minio nel Graduale 558 (pp. 89-99); M. Bacci, M. Picollo, B. Radicati, A. Aldrovandi, e A. Migliori, Studio dei materiali pittorici del Graduale 558 (pp. 101-111);  S. Giacomelli, Catalogo I/2-I/3 (pp. 112-119);  M. Scudieri, Catalogo I/4-I/10 (pp. 120-139); S. Giacomelli, Presentazione dell’Angelico nei codici per San Marco (pp. 143-165); e S. Giacomelli, Catalogo II/11-II/23 (pp. 167-215).

La mostra è stata recensita da CARL BRANDON STREHLKE, “The Burlington Magazine”, vol. CL, n. 1260, March 2008, pp. 208-209.

Per ulteriori informazioni visita il sito del Museo di San Marco

La pace dei due mappamondi

Polvere di cinabro per ottenere il vermiglio. I residui delle fuliggini per il nerofumo. Argilla macinata per le diverse tonalità di giallo. La gomma arabica per stabilizzare la viscosità degli inchiostri. Mortai di pietra per amalgamare i pigmenti. Penne d’oca rese aguzze con una lama per scrivere i diversi caratteri. Gusci d’uovo polverizzati per fissare l’inchiostro. Come in un vero laboratorio artistico rinascimentale, calligrafi e falegnami, cartografi e restauratori, pittori e manovali sono all’opera nel Museo Nazionale Svizzero di Zurigo, per realizzare la copia perfetta di uno storico mappamondo del 1570, un metro e mezzo di diametro, peso 70 chilogrammi, con le tecniche originali dell’epoca, seguendo i disegni tracciati del geografo fiammingo Gerardus Mercator.

A raccontare la curiosa storia di questo nuovo straordinario globo terrestre, realizzato per restituire un debito di guerra, è il giovane esperto calligrafo italiano, Luca Barcellona, 31 anni, milanese, chiamato dalla Confederazione elvetica per eseguire la parte più delicata dell’opera, la scrittura a mano delle migliaia di caratteri, alcuni di appena pochi millimetri, da fare sulla superficie del mappamondo. Un lavoro che lo impegnerà a tempo pieno per almeno tre mesi, fino a giugno. L’opera completata verrà poi esposta al pubblico, con una grande inaugurazione, nel Museo di San Gallo, il 21 agosto prossimo.

Il mappamondo originale del Cinquecento oggi è proprietà del Cantone di Zurigo, che lo conserva nel suo museo. Ma da sempre il Cantone di San Gallo ne rivendica la proprietà. Il mappamondo è stato infatti sottratto dall’Abbazia di San Gallo, come bottino di guerra, nel 1712, nel corso della seconda guerra di Villmergen, che vide contrapposti i cantoni protestanti e quelli cattolici. Per risolvere l’accesa controversia è intervenuta, in mediazione, la Confederazione, che ha fatto sottoscrivere alle parti un accordo secondo il quale il mappamondo originale sarebbe rimasto dove si trova, ma il Cantone di Zurigo si doveva impegnare a realizzare una copia, perfettamente uguale all’orginale, che sarebbe stata donata a San Gallo. Da qui il lavoro che gli artisti stanno ultimando. Un’opera immane, perché il mappamondo è ricco di fregi e decorazioni non solo sulla sua superficie, ma anche su tutta la massiccia struttura in legno che lo sorregge.

«Il lavoro del calligrafo è affascinante ma molto poco conosciuto»  racconta Luca Barcellona. «Dopo aver studiato grafic-design ho deciso di specializzarmi in calligrafia, nell’arte cioè dello scrivere. Una specializzazione oggi particolarmente ricercata dall’industria, per la realizzazione, per esempio, di etichette o marchi. Nel caso di questo mappamondo, invece, il mio sforzo sarà quello di ripetere in modo più fedele possibile, la scrittura di un amanuense del Cinquecento. Avendo come base un globo in legno la cui superficie è resa perfettamente liscia grazie a uno strato di gesso, sopra al quale si stende la pittura con colori ad olio».

Fonte: CARLO BRAMBILLA, E tra i cantoni svizzeri scoppia la pace dei due mappamondi, La Repubblica (Sabato 28 marzo 2008).

Picturing the Bible

Picturing the Bible. The Earliest Christian Art, exhibition’s catalogue edited by JEFFREY SPIER, with contributions by Mary Charles-Murray, Johannes G. Deckers, Steven Fine, Robin M. Jensen and Herbert L. Kessler: Kimbell Art Museum, Fort Worth, November 18, 2007 - March 30, 2008, New Haven and London 2007 (Yale University Press, in association with the Kimbell Art Museum, Fort Worth), $ 50.00.

Contents: Jeffrey Spier, The Earliest Christian Art: From Personal Salvation to Imperial Power (pp. 1-23); Steven Fine, Jewish Art and Biblical Exegesis in the Greco-Roman World (pp. 25-49); Mary Charles-Murray, The Emergence of Christian Art (pp. 51-63); Robin M. Jensen, Early Christian Images and Exegesis (pp. 65-85); Johannes G. Deckers, Constantine the Great and Early Christian Art (pp. 87-109); Herbert L. Kessler, Bright Gardens of Paradise (pp. 111-139); Herbert L. Kessler, The Word Made Flesh in Early Decorated Bibles (pp. 141-168). Catalogue: Illustrated Bibles (pp. 268-282). See, in particular: nn. 80A-D, The Cotton Genesis (London, The British Library, Cotton MS. Otho B.VI) by Herbert L. Kessler; nn. 80E-F, Watercolor Copies of Pages from the Cotton Genesis (Paris, Bibliothèque Nationale de France, cod. fr. 9530) by Herbert L. Kessler; n. 81, The Sinope Gospels (Paris, Bibliothèque Nationale de France, ms. suppl. gr. 1286) by Massimo Bernabò; n. 82, The Rabbula Gospels (Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, cod. Plut. I.56) by Massimo Bernabò.

For further details view the website of the Kimbell Art Museum

La ‘Bibbia Amiatina’ in facsimile

È stato ultimato il facsimile della splendida Bibbia Amiatina (cc. 1029, mm 540 x 335). L’attuale nome della bibbia, conservata presso la Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze (ms. Laur. Amiat. 1), deriva dalla località in cui è stata custodita per sette secoli: il monastero di San Salvatore sul Monte Amiata. Il codice è l’unica delle tre copie fatte eseguire dall’abate dei monasteri di Wearmouth e Jarrow, Ceolfrith,  dall’esemplare custodito nel Vivarium di Cassiodoro. Fu scritta tra il VII e l’VIII secolo da un gruppo di almeno sette copisti.

Per informazioni visita La Meta Editore