Per non dimenticare Khaled Al-Asaad

Burri

NEWS: In modo del tutto indipendente sono stati dedicati a Khaled Al-Asaad (1932-2015), l’archeologo decapitato dall’Isis a Palmira, una mostra e un premio.

MOSTRA: Nel mezzo del mezzo, Palermo, Museo Riso, Albergo delle Povere, Palazzo Sant’Elia, Cappella dell’Incoronazione e Palazzo delle Aquile, 10 ottobre – 30 novembre 2015, a cura di Christine Macel, Marco Bazzini e Bartomeu Mari. Nella foto: Il Grande Cretto di Alberto Burri a Gibellina (1989), uno dei protagonisti della mostra (qui).

PREMIO: International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, XVIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, Paestum, 29 ottobre – 1 novembre 2015. Il premio sarà assegnato a Katerina Peristeri per la scoperta della Tomba di Amphipolis (Verghina, Grecia) (qui).

«Khaled al-Asaad era uno studioso completo, ma soprattutto era una persona tipica delle famiglie delle città del deserto. Questo tipo di uomini, come i beduini di un tempo, sono caratterizzati da una amabilità, da una cortesia e da un’ospitalità straordinaria che per loro è del tutto naturale. Non eccessiva, ma misurata e discreta. Khaled al-Asaad era una persona di grandissima amabilità, misura e gentilezza d’animo. Anche archeologi che non si occupano di quel periodo, cioè di antichità romane, andavano di frequente a Palmira in visita e la disponibilità di Khaled era totale. Era una personalità fortemente radicata nella città, ma per il carattere internazionale del sito che gestiva era una sorta di cittadino del mondo. In varie occasioni il suo nome era stato proposto per il ruolo di direttore generale delle antichità a Damasco, ma credo che lui preferisse rimanere a Palmira, una città con la quale si identificava. Khaled era talmente sicuro di fare soltanto il suo mestiere che non riteneva di avere motivo di fuggire. E per come lo ricordo non era persona che temesse per la propria vita. Pur essendo in pensione, aveva quasi 82 anni, ha preferito rimanere nella sua città proprio perché ha capito che le antichità correvano dei rischi. E probabilmente ha immaginato che la sua indiscussa autorevolezza morale potesse proteggere maggiormente quello che c’era e c’è tuttora a Palmira: le rovine di un sito archeologico assolutamente straordinario per tutto il Mediterraneo e per tutto il mondo».

Paolo Matthiae

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