Distrutta la biblioteca cristiana di Mosul

NEWS: I cristiani in fuga da Mosul, di Alberto Negri, “Il Sole 24 ore”, 20 luglio 2014.

Il patriarca della Chiesa cattolica siriaca, Ignace Joseph III Younan, ha dichiarato che l’arcivescovado di Mosul è stato completamente bruciato, manoscritti, biblioteca e antichi reperti storici compresi.

Nell’indifferenza generale dell’Occidente, travolto dalla crisi ucraina e dalla guerra di Gaza, dopo duemila anni di storia gli ultimi cristiani hanno abbandonato Mosul, la seconda città dell’Iraq conquistata dal califfato islamico proclamato da Abu Bakr Baghdadi.

Lo hanno dovuto fare con un ultimatum dei jihadisti che minacciavano di tagliare la testa a quelli che si fossero ostinati a restare. Sono 25mila i cristiani di Mosul che in queste ore lasciano la città con ogni mezzo, abbandonando le proprie case “senza portare via bagagli”.

Qui in Iraq, dove si trovano chiese risalenti al secondo e terzo secolo, dalla caduta di Saddam Hussein i cristiani sono scesi da un milione e mezzo a meno di 300mila. Ma dalle città controllate dal nuovo Califfato fuggono adesso anche i musulmani sciiti, terrorizzati dell’avanzata sunnita, creando un solco sempre più profondo tra etnie, confessioni e sette.

È la geopolitica dell’intolleranza che sgretola i principi della convivenza civile. La società civile viene impoverita della sua stessa storia e cultura mentre queste massicce migrazioni in atto attraverso frontiere in disgregazione – si parla di milioni di profughi e sfollati interni – stanno producendo una divisione dei territori su base confessionale o etnica.

Non è in gioco soltanto la loro sorte, ma la possibilità di ricostruire Stati e nazioni che stanno affondando, come la Siria e l’Iraq.

Fonte: Il Sole 24 ore

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