Per la giovinezza del Bramantino

LECTURE: Giovanni Romano, Per la giovinezza del Bramantino, Firenze, Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut, Palazzo Grifoni (Seminarraum, Via dei Servi 51), 24 aprile 2012, ore 18.00.

La nostra conoscenza del Bramantino è legata a pochi documenti sicuri e a una serie non certo abbondante di opere la cui scalatura cronologica ha subito molte variazioni. Solo di recente si sono raggiunte alcune certezze e sono state proposte alcune ipotesi plausibili sull’itinerario del pittore, in special modo sui problemi che caratterizzano la sua fase giovanile.

Nel dicembre del 1480 entra  nella bottega di un orafo (Francesco de Camperis) ma non sembra debba restarvi a lungo, anche se le sue opere iniziali sono di una affilata secchezza da orafo. I suoi rapporti con Bramante, per la possibile collaborazione agli Uomini d’arme di Casa Panigarola, ora a Brera, sono riconducibili ai tardi anni Ottanta del Quattrocento (post 1486. quando la cosidetta Casa Panigarola diventa proprietà di Gaspare Visconti) e già nel 1489 il nostro pittore è noto con il soprannome di Bramantino.

L’Argo del Castello di Milano non può cadere oltre il 1493-1494 e il Cristo di Chiaravalle, oggi a Brera, è strettamente legato a questo impressionante affresco mitologico. L’ultimo decennio del secolo si chiude con l’intervento nel Castello di Voghera, per un Ciclo delle Muse da poco recuperarto sotto lo scialbo, legato a un prestigioso committente francese (il conte di Ligny); ancora per un committente francese Bramantino eseguirà una copia dell’Ultima Cena di Leonardo, nel 1503 (per il tesoriere generale di Francia Antoine Turpin) segno di un contatto significativo con il capolavoro di Leonardo che lascerà una traccia incisiva, ma abilmente dissimulata nella produzione di Bramantino.

Negli anni a cavallo del 1500 vengono a cadere tre capolavori che segneranno la storia della pittura lombarda del Cinquecento: la Pala di San Michele, oggi all’Ambrosiana di Milano, i Cartoni per gli arazzi con i Mesi di casa Trivulzio, ora al Castello di Milano, e la Crocifissione su tela della Pinacoteca di Brera. Con queste opere superbe, di datazione ancora sub judice, si chiude la spettacolare maturazione del Bramantino, che sarà ancora attivo e determinante in Lombardia per almeno un quarto di secolo.

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